Lo stadio dello Schalke? Bello ma poco romantico

La testimonianza di Mauro Barbazza, studente vedanese in Erasmus a Utrecht, che ha assistito alla partita del Milan a Gelsenkirchen. Il caso di Monaco di Baviera

Il progetto per il nuovo stadio di Varese sta scatenando diverse opinioni. Ma com’è andare a vedere una partita in uno stadio di ultima generazione, come può essere quello di Eindhoven o quello di Gelsenkirchen? Mauro Barbazza, di Vedano Olona, classe 1984, milanista convinto, di quelli che spesso segue “i ragazzi” in trasferta, ha colto la palla offertagli dal progetto universitario Erasmus a Utrecht al balzo: quando i rossoneri hanno giocato nella Ruhr, non ha perso l’occasione per fare una scappata nella vicina Germania: «Il primo impatto è stato fantastico: lo stadio dello Schalke 04 è bellissimo, colorato, grande». La Veltins Arena (nella foto l’ingresso con i giocatori biancoblù) è stata inaugurata nel 2001, è dotata dei più nuovi mezzi tecnologici: il tappeto verde che scorre, lasciando posto a campi da tennis, biathlon o pattinaggio. E poi centri commerciali, birrerie, negozi di tutti i tipi.

Superato lo stupore iniziale per quella che per il tifoso italiano è una novità, dovendo tirare le somme, il giudizio non è per nulla positivo: «È un po’ come per il cinema. La trasformazione che ha subito la visione di un film da un cinema “tradizionale” ad un multisala è la stessa che ho notato entrando alla Veltins Arena: prima era la pellicola la protagonista, ora è il contorno a farla da padrone. Si esce, si va a mangiare, si guardano i negozi e, già che si è in ballo, si guarda anche un film. Io sono forse tra gli ultimi romantici del calcio – spiega Barbazza – ma ho avuto la netta impressione di entrare in un posto freddo, dove la maggior parte della gente va per fare altro, per lo shopping, per mangiare un panino o bere una birra. La partita diventa il contorno, non è più protagonista».

L’idea di una struttura del genere a Varese, di primo acchito, colpisce il giovane studente: «Non so se Varese, con una squadra di basso livello, possa permettersi uno stadio sulla falsa riga di quelli inglesi, tedeschi o olandesi. Se però c’è un progetto sportivo serio e la dirigenza è convinta di poter salire di categoria, un nuovo stadio ci vuole». Mauro Barbazza non è un assiduo frequentatore del Franco Ossola, ci è stato in qualche occasione, ma non farebbe comunque cambio con uno stadio ultra-moderno: «Mi tengo il calore della curva, le voci dei tifosi, sicuramente meglio dello speaker che ritma i battiti delle mani di tutto lo stadio. L’idea poi che San Siro possa diventare come quello dello Schalke 04 mi fa rabbrividire, è un tempio del calcio, non lo baratterei con una specie di circo».

In Germania, come già in Inghilterra e in altri Paesi del Nord, la tendenza è però quella scelta a Gelsenkirchen. L’esempio più famoso ed eclatante è quello di Monaco di Baviera: le due squadre locali, Bayern e Munchen 1860 hanno detto addio la scorsa estate allo storico e famosissimo Olympiastadion per trasferirsi nell’avveniristica Allianz Arena (foto), costruita in previsione dei mondiali 2006. Un impianto che, appunto, presenta al proprio interno una lunga serie di alternative alla "semplice" visione della partita di calcio. Uno stadio che è anche una miniera d’oro, secondo quanto dichiarato dall’ex calciatore, ora amministratore delegato del Bayern, Karl Heinz Rumenigge. Secondo "Kalle" l’investimento delle due società di calcio ha già avuto un ritorno immediato in termini di presenze allo stadio (e quindi di introiti). Addirittura la media di tifosi presenti alle partite del Monaco ’60, attualmente in seconda divisione, è passata da 17mila a 51mila spettatori. All’Allianz Arena è dedicato anche un sito internet che racconta (in tedesco) tutte le opportunità offerte dal nuovo impianto.

In Italia invece a disposizione dei tifosi non ci sono ancora proposte simili. Sarà forse la Juventus ad aprire la strada, costruendo un impianto di nuova generazione più piccolo, funzionale e confortevole del "triste" stadio Delle Alpi. Un’altra proposta è stata fatta a Brescia, visto che le "rondinelle" giocano nel vecchio Rigamonti. Ma anche lì il progetto avveniristico è ancora alla ricerca dei permessi necessari.

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Pubblicato il 22 Dicembre 2005
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