Ragazzi poco rispettosi: lo dicono i rifiuti
Studenti maleducati e un po' svogliati. Una donna delle pulzie giudica gli studenti che quotidianamente frequentano l'ateneo
Da otto anni lavora all’Insubria. Un lavoro silenzioso, poco apparente ma prezioso per "tirare avanti" la struttura. Carla ( un nome di fantasia) è una delle donne dell’impresa di pulizia che lavora all’università dell’Insubria.
Il suo compito è quello di rassettare, pulire, svuotare i cestini, e proprio lavorando sui "rifiuti" degli studenti si è fatta un’opinione della nuova generazione: «Ci sono tanti bravi ragazzi, educati, disciplinati, seri e preparati . Ma, purtroppo, ci sono anche alcuni studenti veramente maleducati, che sembrano voler unicamente perdere tempo».
Alcuni giorni sono veramente pesanti, Carla arriva persino a pensare di volersi dimettere, poi il senso di responsabilità le dà la forza di continuare, di andare oltre quei piccoli disgustosi gesti a cui deve far fronte: «A volte sembra che ci sia disprezzo per me e ciò che rappresento. I ragazzi fanno gesti che non si capiscono: anche davanti a me preferiscono buttare a terra le cartacce invece di usare gli appositi cestini. Io credo che ci debba essere sempre rispetto per gli altri».
Mozziconi di sigarette gettati a terra, bevande rovesciate sui banchi e sulle sedie, tavoli e sedie divelti, lavagne piene di insulti o di disegni sconci, gabinetti lasciati in condizioni rivoltanti: l’educazione non sembre essere una particolare qualità degli universitari. La buona educazione, per il vero, non si impara a scuola, non si studia sui libri, si acquisisce accettando le regole della buona convivenza: «Da genitore mi spavento – conclude Claudia – come si fa ad evitare che questi ragazzi ignorino il rispetto?»
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