Scelta di campo (sportivo)

“Analfabetismo etico della classe dirigente italiana”: con queste parole Barbara Spinelli sulla “Stampa” ha marchiato a fuoco la questione delle questioni che sta agitando l’Italia. Furbetti del quartierino, banchieri che foraggiano politici, politici che trovano normale farsi foraggiare (sottobanco, s’intende): la vera emergenza di questo paese è morale. Solo lungo questa strada i cittadini potranno recuperare fiducia verso chi governa noi e i nostri soldi.

AL LUCRO, AL LUCRO! – Proviamo a metterla così: come cittadini di uno stato e di una città che finanziariamente parlando devono tirare la cinghia, gradiremmo che gli amministratori pubblici non spendessero un euro per costruire un nuovo stadio. Se una società di calcio vuole farsi un “tempio del pallone”, trovi i soldi; se si accolla l’onere di rimettere in sesto lo stadio che già c’è, tanto meglio. Questo come criterio generale sulla querelle del nuovo Franco Ossola che sta appassionando i lettori di Varesenews. Poi si discuta fino a Pasqua se il progetto sta in piedi, se l’offerta di Sogliano e soci è congrua; ma di tutti gli argomenti contro l’idea, il più debole è quello che afferma: è una speculazione, è un progetto avanzato da privati. Ci mancherebbe anche che in tempi come questi il Comune dovesse spender soldi per il football professionistico!

IL CONTO TORNA – Come volevasi dimostrare: il governo che non trova 64 milioni di euro per le Olimpiadi di Torino ormai alle porte, poteva promettere 30 milioni per i mondiali di ciclismo? No, che non poteva e infatti i quattrini in Finanziaria per l’evento sportivo del 2008 sono solo 2 milioni. Così come, allo svelarsi delle carte, i mirabolanti fondi per Pedemontana, autostrada Varese – Como, piste per i dischi volanti e montagne di maccheroni fumanti di cui abbiamo sentito cianciare nelle ultime settimane si sono rivelati del tutto aleatori. Duecento milioni in una decina d’anni, per le infrastrutture dell’intero Nord Italia è tutto quanto al momento può passare il convento. Non è che la cosa piaccia, ma occorre farsene una ragione; nel frattempo basta promesse da mago Zurlì.

LA MEGLIO GIOVENTU’ – Al concerto dei Distretto 51 a favore del Molina si respirava un’aria piacevole: sarà stato per la qualità della musica, sarà stato per lo scopo benefico della serata ma si aveva l’impressione che i mille più presenti al teatro Apollonio, fossero lì perché avevano il piacere di esserci punto e basta, non per omaggiare il ministro o per fare passerella. Di più: su e giù dal palco si vedevano facce che hanno attraversato alcune delle migliori esperienze della città e che adesso erano lì unite da uno scopo comune; leghisti e comunisti, laureati e mestieranti per una volta senza barriere di appartenenza, senza bisogno di sbattere in faccia ad altri la propria identità. Il tutto in virtù del proverbio indiano secondo il quale è sempre meglio costruire un ponte che un muro. E’ un post it troppo buonista? Pazientate, il Natale arriva anche qui a bottega.

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Pubblicato il 24 Dicembre 2005
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