Sri Lanka tra tsunami e rinascita: l’esperienza di Prociv Augustus
Da fine dicembre 2004 al 20 marzo 2005 i volontari dell'organizzazione consede a Busto Arsizio si sono impegnati nell'isola, straziata da una ventennale guerra civile, per aiutare le vittime del maremoto
Il 26 dicembre 2004 Sri Lanka, meglio nota in occidente come Ceylon, era un Paese in lutto. Il devastante maremoto scatenato dalla scossa tellurica verificatasi presso Sumatra aveva spazzato le spiagge orientali dell’isola uccidendo quasi 40.000 persone, lasciandone centinaia di migliaia senza casa, senza averi, solo con gli occhi per piangere.
Fu allora che si mise in moto la macchina dei soccorsi internzionali, mossa da una solidarietà che non ha conosciuto barriere razziali o religiose di sorta. Fra i molti vari gruppi di intervento accorsi in Sri Lanka c’era Prociv Augustus, associazione di protezione civile convenzionata con il Comune di Busto Arsizio, dove ha sede dal 2003. Insieme a colleghi dei Vigili del Fuoco di Pisa e del 118 di Genova i volontari volarono nell’isola asiatica già il 30 dicembre, portandosi dietro delle cucine montabili, quale primo strumento per affrontare l’emergenza degli sfollati rimasti senza più nulla. A fare il punto della situazione su quanto fatto sino al 20 marzo, quando la mano passò alle organizzazioni non governative (Prociv Augustus è legata al dipartimento della Protezione Civile), è Marco Picotti, responsabile dell’organizzazione.
"Fino a marzo siamo rimasti a Trincomalee (importante città della costa orientale), organizzandoci in tre turni. Abbiamo presto dato in gestione ad organizzazioni locali le cucine che ci eravamo portati dietro, tanto che sono rimaste lì fino ad oggi. Del resto, la nostra ottica è stata, fin dal primo momento, quella di coinvolgere gli abitanti del posto nel lavoro: in capo ad un mese sapevano gestire a dovere le cucine, montare e smontare le tendopoli, e così via. In tal modo abbiamo potuto dedicarci a compiti meno strettamente manuali, come il coordinamento degli aiuti e i trasporti fra Colombo, la capitale (sull’altro lato dell’siola, ndr), e la nostra zona d’intervento". Quattro grandi tendopoli sono state organizzate grazie a Prociv Augustus; il bisogno era urgente, dal momento che non meno di 30.000 persone – una stima "largamente per difetto" erano rimaste senza casa a seguito solo a Trincomalee e dintorni.
"Una vera fortuna è stata quella di capitare in un periodo in cui, vista la gravità d lla situazione, il governo singalese e i ribelli delle Tigri per la Liberazione dell’Eelam Tamil avevano stipulato una tregua" racconta Picotti. Infatti, almeno nei primi mesi dopo il disastro, i convogli di aiuti non sono stati minacciati, attaccati o taglieggiati, come si temeva. "Del resto, avevamo sempre con noi una scorta militare governativa, senza la quale ci era proibito muoverci; e ci trovavamo in una zona militarmente controllata dal governo, ma a grande maggioranza Tamil".
L’idillio, purtroppo, non è durato a lungo. Dopo la partenza dei volontari di Prociv Augustus e la fine dell’emergenza i vecchi rancori sono rapidamente riemersi e nuove minacciose fiamme dell’interminabile guerra civile, che da 23 anni scuote l’isola, si sono accese, con tanto di lotte per la spartizione degli aiuti fra governo e ribelli e all’interno del movimento ribelle stesso. Dopo 64mila morti e un milione di sfollati a causa della guerra civile (senza contare le 40mila vittime del maremoto) la pace per l’isola sembra ancora lontana. Ma gli aiuti giunti dalla lontana Italia hanno portato, per qualche tempo, un soffio di speranza e un aiuto concreto: una storia che a un anno di distanza ancora merita di essere raccontata.
Fu allora che si mise in moto la macchina dei soccorsi internzionali, mossa da una solidarietà che non ha conosciuto barriere razziali o religiose di sorta. Fra i molti vari gruppi di intervento accorsi in Sri Lanka c’era Prociv Augustus, associazione di protezione civile convenzionata con il Comune di Busto Arsizio, dove ha sede dal 2003. Insieme a colleghi dei Vigili del Fuoco di Pisa e del 118 di Genova i volontari volarono nell’isola asiatica già il 30 dicembre, portandosi dietro delle cucine montabili, quale primo strumento per affrontare l’emergenza degli sfollati rimasti senza più nulla. A fare il punto della situazione su quanto fatto sino al 20 marzo, quando la mano passò alle organizzazioni non governative (Prociv Augustus è legata al dipartimento della Protezione Civile), è Marco Picotti, responsabile dell’organizzazione.
"Fino a marzo siamo rimasti a Trincomalee (importante città della costa orientale), organizzandoci in tre turni. Abbiamo presto dato in gestione ad organizzazioni locali le cucine che ci eravamo portati dietro, tanto che sono rimaste lì fino ad oggi. Del resto, la nostra ottica è stata, fin dal primo momento, quella di coinvolgere gli abitanti del posto nel lavoro: in capo ad un mese sapevano gestire a dovere le cucine, montare e smontare le tendopoli, e così via. In tal modo abbiamo potuto dedicarci a compiti meno strettamente manuali, come il coordinamento degli aiuti e i trasporti fra Colombo, la capitale (sull’altro lato dell’siola, ndr), e la nostra zona d’intervento". Quattro grandi tendopoli sono state organizzate grazie a Prociv Augustus; il bisogno era urgente, dal momento che non meno di 30.000 persone – una stima "largamente per difetto" erano rimaste senza casa a seguito solo a Trincomalee e dintorni.
"Una vera fortuna è stata quella di capitare in un periodo in cui, vista la gravità d lla situazione, il governo singalese e i ribelli delle Tigri per la Liberazione dell’Eelam Tamil avevano stipulato una tregua" racconta Picotti. Infatti, almeno nei primi mesi dopo il disastro, i convogli di aiuti non sono stati minacciati, attaccati o taglieggiati, come si temeva. "Del resto, avevamo sempre con noi una scorta militare governativa, senza la quale ci era proibito muoverci; e ci trovavamo in una zona militarmente controllata dal governo, ma a grande maggioranza Tamil".
L’idillio, purtroppo, non è durato a lungo. Dopo la partenza dei volontari di Prociv Augustus e la fine dell’emergenza i vecchi rancori sono rapidamente riemersi e nuove minacciose fiamme dell’interminabile guerra civile, che da 23 anni scuote l’isola, si sono accese, con tanto di lotte per la spartizione degli aiuti fra governo e ribelli e all’interno del movimento ribelle stesso. Dopo 64mila morti e un milione di sfollati a causa della guerra civile (senza contare le 40mila vittime del maremoto) la pace per l’isola sembra ancora lontana. Ma gli aiuti giunti dalla lontana Italia hanno portato, per qualche tempo, un soffio di speranza e un aiuto concreto: una storia che a un anno di distanza ancora merita di essere raccontata.
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