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Riceviamo e pubblichiamo
Esiste un problema: quello dei richiedenti asilo politico. Vi è necessità di dare a costoro un’accoglienza dignitosa ed un inserimento lavorativo. Parliamoci chiaro, che siano rifugiati politici, richiedenti asilo o titolari di permesso umanitario, lo dice la legge Bossi-Fini, tutti hanno gli stessi diritti, ma esistono anche dei doveri per tutte le parti in causa a partire dalla Regione che vuole imporre a Case Nuove e nelle aree delocalizzate una quota significativa di asilanti. Il fatto che qualcuno si sia dispiaciuto per la mancata presenza dei comuni di Somma Lombardo, Ferno e Lonate Pozzolo nelle riunioni indetta dalla Provincia su questo tema, “comuni fondamentali nell’individuare ed attivare le possibili soluzioni abitative per gli asilanti”, e che altri hanno affermato che è necessario conoscere il numero delle abitazioni delocalizzate a Case Nuove da utilizzarsi, perché di fatto Case Nuove è un quartiere definito rispetto alle fasce delocalizzate di Ferno e Lonate ci riempie di incredulità. Come è possibile sovrapporre disagio a disagio, problema a problema! Come è possibile delocalizzare per legge i miei concittadini e permettere la residenza temporanea la dove per legge non è più consentita? Come è possibile investire i miei concittadini di penali per il ritardato rilascio dell’immobili inseriti nel piano di delocalizzazione, 150 € al giorno, e nel contempo permettere successivamente la residenza temporanea per gli asilanti ? E gli scenari di riuso delle proprietà delocalizzate approvati dalla Regione in funzione aeroportuale e che incidono sui nostri strumenti urbanistici, sono allora carta straccia ? I numeri sono importanti: sono circa 350/400 gli asilanti che in Provincia di Varese chiedono annualmente asilo politico, a fronte di una capacità di 48 posti, ed a questo numero ne va aggiunto un altro: 800 asilanti in saldo degli anni scorsi che necessitano di abitazione e di sostegno economico. Gli asilanti per tutto il periodo in cui deve avvenire la loro regolarizzazione, periodo da 2 a 4 anni non possono lavorare, e ciò crea un problema agli stessi, perché sono privi di reddito, che per la collettività, che si deve far carico di costi piuttosto elevati. I costi per l’Ente locale sono quelli dell’arredo dell’abitazione e del pagamento dei servizi acqua, luce, gas nonché il sostegno psicosociale da parte dei servizi comunali. Ho letto l’offerta di assistenza e le opportunità che il comune di Milano ha messo in campo: accoglienza notturna per tutti con sistemazione nei dormitori milanesi, corsi di lingua e formazione professionale, inserimento nel mercato del lavoro, aiuto alla ricerca del posto di lavoro, la tessera ATM, aiuti che ai nostri concittadini noi ci sogniamo di dare. Sui programmi ci si può sempre accordare, ma sui problemi le contraddizioni diventano ingestibili, perchè alla fine a noi comuni delocalizzati si chiede “la pappa del cuore, quella falsa bontà che per qualche attimo, in buona fede, offre e promette” e che si è trasformata anche in una legge che facilità la domanda di asilo politico, trascurando poi altri aspetti difficili, che oggi ci fanno dire la nostra indisponibilità nell’aderire agli interventi residenziali per i richiedenti asilo in Provincia di Varese.
Il sindaco di Somma Lombardo Guido Pietro Colombo
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