“La distruzione è figlia dell’ignoranza”
I socialisti della Rosa nel Pugno contestano l'abbattimento della settecentesca Casa Buffoni
Riceviamo e pubblichiamo
I
cittadini gallaratesi che in questi giorni passano in via Mercanti si
interrogano sul perché della demolizione di casa Buffoni e si
meravigliano del cartello che porta la dicitura “ristrutturazione”,
giacché tale termine è associato al recupero e non
certo alla distruzione.
Siamo
in pieno clima teatrale e la ricostruzione, seppur presunta fedele,
sarà come la quinta scenica di uno spettacolo teatrale che
imita una realtà nella ricostruzione di un falso storico.
Casa
Buffoni compare già nel catasto di Maria Teresa d’Austria, a
metà settecento, al catastale 992, di proprietà di
Buffoni Gian Francesco.
L’edificio
era sito all’inizio della contrada dei Mercanti, via commerciale
che unisce la contrada del Sogno, ora vicolo Pretura, con piazza
Carrobio, ora piazza Ponti.
I
cittadini e i socialisti gallaratesi hanno assistito inermi ed
attoniti alla distruzione di un edificio di pregio, riportato come
edificio meritevole di particolare tutela nella planimetria dei
vincoli ancora vigente che accompagna le norme tecniche di attuazione
relative al centro storico!
I
socialisti de “La Rosa nel Pugno” e il consigliere comunale Laura
Floris Martegani non ricordano questo edificio solo per l’esattoria
o perché fu la casa del Senatore socialista Francesco Buffoni,
ma anche perché l’edificio nel suo contesto originale
conserva, anzi conservava, preziosi manufatti di alto valore
artistico di quel “Mario Buffoni” che sapeva plasmare il ferro
con una perizia tale da creare sempre opere di alto valore artistico.
Lo
stesso Mario Buffoni, proprio nello stabile di via Mercanti, con alto
senso civico e amore non solo per l’arte ma soprattutto per la sua
città, nel Lontano 1934 aprì la “Galleria delle
Arti”, che divenne presto un centro di cultura attivissimo.
Le
mostre si successero con ritmo costante e, con le mostre, le
conferenze e i dibattiti pubblici su temi di critica e di estetica.
La
distruzione è figlia dell’ignoranza e il falso antico
emblema dei “parvenu”.
I
socialisti de “La Rosa nel Pugno” e il consigliere comunale Laura
Floris Martegani ritengono che la città rimanga umiliata da
queste scelte scellerate e dalle scelte dei colori dissonanti che
certo poco c’entrano con il contesto del centro storico e
soprattutto con la vecchia chiesa di S. Antonio di origine
cinquecentesca.
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