Raid americano in Pakistan
L’obiettivo era Al Zawahiri, numero due di al Qaeda. La sua morte non è certa. Tra le 18 vittime donne e bambini.
Attacco aereo nella notte in un villaggio al confine tra Pakistan e Afghanistan. Gli Usa cercavano di uccidere il medico egiziano Ayman Al Zawahiri, numero due di Al Qaeda, direttamente coinvolto nell’organizzazione degli attentati dell’11 settembre. Il bilancio è di 18 morti, tra cui donne e bambini, ma non è chiaro se il terrorista sia riuscito ad abbandonare l’edificio prima che venisse colpito. Su questo punto le fonti ufficiali americane sono prudenti anche se "Sarebbe un successo nella guerra al terrorismo". Dal canto suo, il ministro dell’informazione pachistano non conferma l’uccisione di Al Zawahiri, ma l’agenzia di stampa Associated press, riportando le parole di un alto funzionario pachistano che ha voluto rimanere anonimo, afferma che "c’è il cinquanta per cento delle possibilità che elementi di al Qaeda si trovassero nella casa bombardata".
Secondo una fonte militare americana, l’attacco è stato pianificato ed eseguito da ufficiali della Cia in Pakistan e da ufficiali pakistani, venuti in possesso di informazioni sulla presenza del bersaglio sul luogo. Per il raid sono stati utilizzati aerei militari e un Drone Predator. Il velivolo ha lanciato un missile aria-terra colpendo l’edificio nel quale avrebbe dovuto trovarsi il terrorista, nel villaggio di Damadola, nel nord del paese. Citando fonti militari pakistane, l’emittente americana ABC ha diffuso la notizia che almeno cinque esponenti chiave di Al Qaeda sarebbero rimasti uccisi nel raid. Le vittime totali, secondo la stampa pakistana, sarebbero però 18, di cui 14 membri di una stessa famiglia e quattro bambini.
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