Romeo e Giulietta sono di scena a Varese
Lunedì 23 gennaio debutta all'Apollonio il classico di Shakespeare, nella versione "modernista" del regista Gabriele Vacis
Conto alla rovescia per uno degli spettacoli più attesi della stagione teatrale. Lunedì 23 gennaio approda a Varese il "Romeo e Giulietta" di Gabriele Vacis, che sarà replicato anhce il 24 e 25 gennaio.
Si tratta di uno spettacolo particolare, con la nuova traduzione del regista e sceneggiatore cinematografico Marco Ponti che, uscendo dai canoni elegiaci dell’inno all’amore, sottolinea più che mai il malessere adolescenziale, il disagio giovanile e il conflitto generazionale di allora come dei giorni nostri. «La traduzione di Ponti – commenta ancora Vacis – mi ha molto aiutato in questo: usa infatti un linguaggio disinvolto nei dialoghi. Giulietta dice "Che palle!" proprio come mia figlia che ha diciotto anni. Assolutamente non è invece gergale quando dice "Romeo, perché sei tu Romeo?". Non gergale, ma parlando semplicemente come si parla oggi, lontani da quell’opulenza linguistica legata ai tempi e ai modi del Teatro Elisabettiano».
Sarà uno spettacolo molto agile, il regista assicura che non durerà più di due ore. «Shakespeare va tagliato -sostiene il regista – anche perché alcuni concetti sono volutamente ripetuti, nel corso dell’opera, e questo per precise necessità imposte dal teatro di allora, dove il pubblico entrava non tutto all’inizio, ma scaglionato nel tempo ed era quindi necessario ripetere alcune frasi per permettere a tutti di capire».
La scelta dei due protagonisti – Yurij Ferrini e Sarah Biacchi – e di attori quasi tutti presi dal Progetto U.R.T.. (Unità di Ricerca Teatrale) di cui Ferrini è uno dei fondatori, è particolarmente significativa dell’idea registica di Vacis: «Gli attori – afferma quest’ultimo- sono tutti più o meno coetanei, tra i trenta e i quarant’anni, hanno tutti la stessa fisicità, proprio come succede oggi che, spesso, genitori e figli vestono e parlano nello stesso modo. Oggi c’è una certa confusione di ruoli che ho tradotto in scena. E c’è una generale omologazione: tutti sembrano avere la stessa età, quella di un’adolescenza cui ci si abbarbica con ignara passione, da una parte per paura di crescere, dall’altra per timore di invecchiare. Come oggi, anche per Shakespeare, Giulietta, in quanto donna, è capace di una maturità decisionale maggiore di quella di un Romeo assolutamente inadeguato. E questa maggiore precocità femminile è una delle caratteristiche, appunto, dell’adolescenza».
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