L’ultimo saluto a Franco Pontiggia
«Di lui ricorderemo la voglia di vivere e l'ottimismo». Un abbraccio commosso di amici e parenti
È stato un abbraccio commosso di una città l’ultimo saluto a Franco Pontiggia. I suoi più cari amici hanno voluto accompagnarlo con affetto nella cerimonia celebrata presso la Chiesa Kolbe di Varese e stare vicino alla moglie e alle tre figlie, “le mie ragazze” come amava chiamarle Franco. La lunga malattia, a detta di chi gli è stato vicino fino all’ultimo, non aveva scalfito il suo amore per la vita e l’entusiasmo per le cose belle.
«Era un uomo vitalissimo, sempre allegro ed ottimista – ricorda Gaspare Morione che con lui ha lavorato a cinque dei suoi libri –
fino all’ultimo faceva progetti e metteva in campo idee per i prossimi lavori. Voleva realizzare un volume sul lavoro, o meglio sulle mani dei lavoratori, artigiani ma non solo. Nonostante la consapevolezza il mondo riserva anche bruttezze e dolore, il suo lavoro ha sempre voluto trasmettere qualcosa di positivo. Desiderava che le sue foto fossero occasione di gioia e piacere». Così nascono diverse pubblicazioni accompagnate da testi di Piero Chiara, Gaspare Morgione e Chiara Zocchi.
Erede della ditta del meccanica del padre, Franco Pontiggia capisce fin da subito che la sua creatività non può realizzarsi nel lavoro di azienda, sceglie quindi di dedicarsi alla sua passione per la fotografia e fare di questa arte la sua vita.
Uomini, donne, paesaggi, tramonti, luoghi: nulla sfuggiva alla sua attenzione. Nel 1973 inizia a fotografare professionalmente per diverse riviste ed al più tradizionale bianco e nero predilige sempre il colore. Suoi gli scatti ad artigiani e uomini simbolo di Varese, raccontati nei luoghi e negli ambienti più rappresentativi; indimenticabile il ritratto di Bruno Bregonzio, storico gestore del Borducan al Sacro Monte.
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