La scuola chiede a gran voce stabilità e chiarezza

Pareri discordanti tra gli operatori dell'istruzione sul futuro all'indomani del votopolitico. Insegnanti, presidi, sindacalisti rivelano le proprie speranza

All’indomani del voto politico, nella scuola torna a farsi vivo il dibattito sul futuro. Riforma sì, riforma no, riforma forse?
I cambiamenti attesi per l’anno scolastico 2007-2008 diventano incerti. 
Ma come vivono gli operatori della scuola il risultato politico?
«Il mio augurio è che si riapra la stagione del confronto – commenta il preside dell’Itc Tosi di Busto Benedetto Di Rienzo – un confronto che coinvolga effettivamente gli operatori della scuola che quotidianamente la vivono e la pensano. La base può anche essere il testo della Riforma, ma  bisogna interrogarci su cosa è meglio. Non butterei tutto: per esempio, il capitolo della tecnologia e dell’innovazione è fondamentale, ma va portato a regime e sostenuto con risorse adeguate».

Anche Patrizia Tomassini, insegnante attualmente responsabile per il CSA dell’integrazione degli stranieri, la scuola ha bisogno soprattutto di risorse e di stabilità: «Chiedo chiarezza. A me , tutto sommato, piace l’impianto della Riforma Moratti e mi spaventa l’idea che si ricominci dall’inizio. Credo, comunque, visto che il disegno della Moratti proseguiva sulla strada segnata da Berlinguer, che non ci saranno grossi cambiamenti.  Auspico, infine, che si garantiscano i servizi che oggi si danno, si mantenga l’attenzione al singolo. D’altra parte la nostra attività di integrazione degli stranieri è iniziata con questo Governo….»

Sicuramente più "rivoluzionaria" è Marinella Magnoni, responsabile Cgil della scuola, che ha sempre criticato la Riforma: «Io butterei via tutto l’impianto. Facciano come vogliono: l’abrogazione, la revisione totale, basta che si riveda completamente l’impianto. Non salverei praticamente nulla, tranne, forse, il nome: che la si chiami scuola primaria o elementare non cambia nulla. Nelle scuole dell’infanzia tornare indietro è possibile e indolore: basta prendere più personale e maggiori risorse e tutto tornerà come prima visto che sia la figura del tutor sia il portfolio non sono mai decollati. Discorso più delicato va fatto per le superiori: dove occorre un confronto serio e costruttivo anche con le parti sociali. Il futuro del nostro paese passa di lì».

Perplesso è infine Alfredo Giaretta, preside dell’Enaip di Varese: « Gli operatori della formazione hanno vissuto la vigilia elettorale in modo un po’ paradossale: da una parte si auspicava il cambiamento ma dall’altra ci si augurava che il sistema della formazione mantenesse le aspettative create dalla Riforma Moratti.  Io, personalmente, mi auguro che comunque arrivi un po’ di stabilità per la formazione professionale. Noi dipendiamo dalla Regione, dai finanziamenti UE e tutti gli anni viviamo la suspance del mantenimento del servizio. Non si può vivere con l’angoscia perenne. Non si fa un buon servizio nè agli studenti nè al territorio. Ci dicano cosa vogliono, ma poi diano continuità. L’incertezza mina alla base l’efficienza e la stabilità dell’offerta. Per quanto riguarda la Riforma Moratti, ritengo che il secondo canale è un po’ sbilanciato sulla teoria mentre i nostri ragazzi prediligono maggiormente la pratica». 

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Pubblicato il 12 Aprile 2006
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