Manuel Frattini: “Sogno anche il cinema”
A pochi giorni dall'arrivo di "Toc Toc, il musical" a Varese, parliamo con quello che è considerato il re italiano di questo genere. Che dimostra passione, semplicità e un grande rispetto per il palcoscenico
Bello, talentuoso, con una lunga carriera alle spalle, e con uno stuolo di fan che ogni giorno popola il suo forum. Non stiamo parlando dell’ennesima stellina televisiva ma di Manuel Frattini, che con l’ultimo spettacolo "Toc Toc, a time for musical" passerà il sabato sera al teatro di Varese.
Un musical che promette di emozionare, raccogliendo anche estratti dai suoi più grandi successi teatrali, compreso anche il recente episodio del "Pinocchio" dei Pooh. Il vero protagonista di "Toc Toc", quindi, è proprio il "re del musical italiano", l’attore Frattini: «per la prima volta interpreto me stesso», ci racconta, «è una sorta di flash back che rappresenta il percorso di chiunque voglia avvicinarsi al musical».
Un percorso che vogliono seguire in molti, come ha potuto notare molto bene in questi giorni, visto che per la promozione di questo appuntamento ha visitato tante scuole di danza lombarde. Forse saranno tanti i giovani artisti che si rivedranno nelle piccole grandi difficoltà di questa carriera: «è vero, "Toc Toc" rimane sempre uno spettacolo che piacerà proprio a tutti, ma lo dedichiamo in modo particolare ai giovani, perché parla delle occasioni, simboleggiate dall’icona delle porte, alle quali devi sempre bussare. E se ne trovi una chiusa, allora guarda accanto, probabilmente c’è un altro portone già aperto».
Ma quali sono state le porte più importanti, aperte o chiuse, della tua carriera? «La prima grande porta aperta nella mia vita è stato il palcoscenico: in un paese dove la tv non dà spazio al musical il palcoscenico è stato l’unico spazio che potesse ospitare la mia passione. E poi in questo percorso pieno di emozioni è tutto amplificato, quindi anche ogni piccolo ostacolo può essere considerato una porta chiusa in faccia. Ad esempio scherzo sempre sul mio aspetto fisico: non sono il classico ballerino biondo, con gli occhi azzurri alto 1,80, ma questo mi ha stimolato a riflettere, a creare un mio stile personale». Quindi quando c’è una porta chiusa possiamo dire che basta girarci intorno? «Per chi la affronta una porta chiusa può anche essere un’opportunità di riflessione importante».
Abbiamo detto che, nonostante il periodo fortunato di questi ultimi anni, l’Italia non si può ancora dire terra di musical. Ma tu lo stai facendo, e grazie a questo hai acquisito una grande popolarità… «Sai il complimento più bello è quello che ricevo proprio dai ragazzi che mi seguono, certo non ti nascondo che anche gli apprezzamenti per la preparazione artistica sono molto graditi, ma mi piace l’essere vicino a loro, il non aver mai creato un distacco. Forse dipende dall’umiltà che ci metto, che è il semplice risultato di questa forte passione per quello che faccio, perché non mi sembra di aver alcun motivo di essere presuntuoso, mentre trovo veramente gratificante trovare persone che mi vogliono incontrare quando scendo dal palco».
Come vedi il futuro del musical italiano? A volte sembra roseo, altre meno… «Agli inzi, spinto dalla mia passione per il genere, ho sempre dato per scontato che il musical dovesse piacere proprio a tutti, insomma siamo il popolo del ballo e della musica… ma dobbiamo ricordarci anche che abbiamo una tradizione teatrale e musicale storica, e che il pubblico italiano se ne intende, ed ha delle esigenze. Quindi, a mio parere, il musical italiano funzionerà se non ci lasceremo trascinare dalla moda».
Una moda che, tra l’altro, ha convinto molte star nate in tv a gettarsi a capofitto sul palcoscenico… «Non ho nulla contro l’effetto "specchietto per le allodole" della televisione, certo se più gente entra nei teatri non posso che essere felice. Ma bisogna anche ricordarsi che la preparazione per un musical è molto complessa, canto, recitazione e danza devono essere di un certo livello. A volte il vettore della televisione porta grandi aspettative, ma possono esserci casi in cui una scarsa professionalità porta alla delusione».
"Toc Toc" è stato definito "musical indipendente", cosa significa? «Ho appena finito "Pinocchio" dei Pooh, che è stato definito il primo musical kolossal italiano al cento per cento. Mentre lo facevo mi chiedevo proprio cosa avrei potuto fare di nuovo. Così mi è capitata la cosa più bella che potesse succedermi: un gruppo di amici che si sono riuniti per fare qualcosa di originale. Abbiamo deciso di concentrare le energie sul contenuto e sui performer. Questo intendiamo per musical indipendente: non abbiamo scene con elevatori alla Broadway, la scena anzi è fissa, ma dopo il debutto al Teatro Nazionale (Milano ndr) posso confermarti che l’impatto sarà comunque emotivamente forte, perché giocherà sugli aspetti più appassionanti».
Quali saranno gli ingredienti che piaceranno al pubblico varesino? «Grandi luci e grandi musiche, con un direttore ed un arrangiatore musicale che hanno fatto un lavoro straordinario, e dopo "Pinocchio" sono riuscito a portare con me "un Pooh", Stefano D’Orazio, che ha scritto dei bellissimi testi per i brani inediti. E poi ci saranno sei personaggi principali ed un gruppo di dieci ragazzi quasi tutti al loro debutto, che porteranno con loro una freschezza che solo le prime esperienze possono regalare. Sarà puro intrattenimento, che risponde a tutte le aspettative grandiose e luminose di chi si avvicina al musical, ma con una comicità nuova, molto vicina a quella di Zelig, con una bella sorpresa emotiva nel finale».
Siamo solo alle prime date del tuo spettacolo, ma qual’è la prossima porta che vorresti varcare? «Questo spettacolo è già la realizzazione di un mio grande sogno, ma ora mi manca l’esperienza del cinema, perché secondo me una versione cinematografica di un grande musical tutto italiano si può fare, ed è una scommessa da vincere».
E se il re del musical ha deciso di espandere il suo regno sulla pellicola, allora c’è veramente un buon motivo per crederci.
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