Usted habla conmigo, conmigo?
Ho visto degli stralci dell’intervento di Berlusconi alla riunione della Confindustria tenutasi sabato 18 marzo a Vicenza, e sono rimasto esterrefatto. Mi sforzo, per carattere e disciplina culturale, di non essere partigiano e, nei rapporti e giudizi verso le persone, di non farmi condizionare da simpatie o antipatie. Salvo che nella scelta degli amici da frequentare, e sarebbe assurdo che così non fosse.
Ho gia scritto che considero un pericolo dovere scegliere, nelle elezioni, secondo l’esito di un dibattito televisivo. Ci gioca l’aspetto, la simpatia, la disinvoltura, che sono qualità importanti per una innamorata, per un amico, per un conferenziere, ma non necessariamente comportano onestà, rettitudine, capacità, determinazione, senso di responsabilità per il benessere dei cittadini. Poi non ho dubbi che, negli scontri verbali pubblici, i contendenti abbiano studiato con attenzione gli argomenti e le frasi. Le signore che fanno telemarketing, che telefonano cioè ai possibili clienti proponendo qualche prodotto o servizio, recitano dei copioni verbali rigorosissimi, che prevedono ogni tipo di risposta, interiezione, frase in ogni possibile sfumatura di svolgimento del pur breve colloquio telefonico. V’è uno scopo preciso da raggiungere: fare un contratto o fissare un appuntamento per il venditore. Modesta cosa, ma perseguita con rigore. Immaginiamoci quando è in gioco una maggioranza elettorale! E allora che fare?
V’è la possibile strategia di voto secondo la dicotomia considerata da Giovanni Sartori nell’articolo di fondo del 23 marzo scorso sul Corriere della Sera: il voto fiducioso e quello punitivo. Quello fiducioso considera i programmi e le aspettative, e premia quelli che preferisce. Ma sappiamo quanto sia facile che la realizzazione dei programmi enunciati si perda per strada. Quello punitivo tiene conto delle realizzazioni fatte, e se non le considera soddisfacenti premia l’opposizione.
Credo che seguirò il secondo sistema, ma cerco tuttavia di farmi un’opinione dei personaggi in gioco. La vicenda dell’intervento di Berlusconi alla riunione della Confindustria è emblematica. Ingresso e procedere verso il palco con baldanza travolgente. Penso studiata e intenzionale; infatti, appena entrato nel salone si era soffermato brevemente, circondato dallo stuolo dei pretoriani in borghese, per assicurarsi che la sceneggiatura fosse a posto per suscitare l’impressione voluta. Quindi prende la parola e, rivolgendosi al moderatore, lo ammonisce a non considerare limiti alla durata dell’intervento, poiché erano ben più importanti le cose che aveva da dire agli ascoltatori. E poi un fiume di parole esclamate e incalzanti, gridate, camminando sul palco con il microfono in mano e avvicinandosi alla platea.
Sono, come detto all’inizio, rimasto esterrefatto. Egli era un ospite di una importante istituzione, non era in casa sua. E’ bello che quando si parla non si seguano dei rituali ingessati e ci si possa accalorare e appassionare, ma in tutto v’è misura. Se per strada un signor si infila le dita nel naso, io non lo invito a cena poiché è probabile che a tavola faccia rumore sorbendo la minestra, e questo mi dà fastidio. V’è coerenza nei comportamenti, fin nei piccoli dettagli. Ma forse era il copione suggerito dagli esperti per galvanizzare l’elettorato. Mah. Sarei restato più galvanizzato da una persona che avesse detto cose serie, importanti e verosimili con convincimento, fermezza ed educazione.
Infine, seduto sul palco dopo l’exploit, ha preso il microfono e redarguito Diego Della Valle seduto in platea ammonendolo che al Presidente del Consiglio si deve dare del Lei (uso le maiuscole in segno di rispetto). Mi ricordo un aneddoto dettomi da mio padre riguardo un nobile spagnolo che, se qualcuno gli si rivolgeva direttamente, si ergeva in tutta la sua statura guardandolo dall’alto in basso e chiedeva con aria sprezzante e austera: “Usted habla conmigo?” Lei parla con me? E quindi, con un ampio gesto della mano destra che scorreva quasi benedicente dal viso alla cintura indicando la propria augusta persona, ripeteva “conmigo?”. Presidente del Consiglio è un’importante carica, ma lo è per la funzione, le responsabilità, le aspettative che in lui ripongono i cittadini. Non bisogna insistere nell’interpretare la parte per esigere rispetto. Il rispetto, l’autorevolezza si ottengono con un comportamento adatto, e questo comportamento deve scaturire dalla propria indole profonda, non dai suggerimenti dell’esperto di telecomunicazioni. E a questo punto non so nemmeno più quale sia la vera indole e quale quella strumentalmente suggerita dagli esperti.
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