Candidati sporcaccioni
Tra le molte e mirabolanti riforme varate in cinque anni dal governo Berlusconi, deve essercene sfuggita una: la riforma dell’aritmetica. Esponenti e giornali del centrodestra urlano infatti ai quattro venti che solo grazie al voto (“immorale!”) dei sette senatori a vita il governo Prodi ha ottenuto la fiducia. Deve essere in virtù di una concezione vetero-marxista dei numeri che a noi risulta un calcolo diverso: al Senato il governo ha avuto il via libera con dieci voti di scarto, dunque anche senza quei sette, avrebbe portato a casa la pelle. Che poi nel ’94 il primo governo di Sua Emittenza fosse passato al Senato con un solo voto di margine e grazie – quella volta sì – all’appoggio determinante di tre senatori a vita (Cossiga, Leone e Agnelli), deve apparire agli occhi di quelle menti eccelse solo un fastidioso dettaglio. Un po’ come quando smonti e rimonti un motore e ti ritrovi misteriosamente tra le mani un bullone in più.
IL BUON ESEMPIO – C’è il candidato Udc che si fa propaganda distribuendo i suoi “santini” ai bambini del catechismo, c’è quella di An (il partito della Bossi – Fini) che affida il medesimo compito a un venditore di fiori al semaforo per non parlare della regola, che ormai è proprio il caso di definire “carta straccia”, del rispetto degli spazi elettorali sui tabelloni. Peggio: più di un candidato, dopo aver invaso il posto altrui, ha tappezzato pensiline, pali della luce, muri e ogni angolo disponibile col suo nome e col suo faccione. E questi dovrebbero essere quelli che ci governeranno? Con che faccia – scusate il bisticcio – ci verranno a chiedere (a noi o ad altri) decoro urbano, rispetto dell’ambiente, dei luoghi pubblici, di chi non la pensa come loro, quando l’esempio che forniscono è quello di cui sopra? Un lettore della Prealpina ha proposto di far pagare ai candidati maleducati le spese di pulizia. Oh anima candida! Sa quale sarebbe la risposta di fronte a una richiesta del genere? Caro signore, non esiste una norma che possa costringere a un gesto riparatore del genere. E’ la famosa legalità a targhe alterne.
E UNA TENDOPOLI NO? – La città che progetta un futuro basato sul turismo resta incartata sull’ipotesi di costruire un nuovo albergo da affiancare a un centro congressi già esistente. Che sì, si può tirar su ma sempre un metro più in là del posto prescelto. Qui a bottega sfidiamo l’antipatia e le contumelie di molti lettori ponendo loro una domanda: hanno idea di dove si trovi il terreno su cui dovrebbe nascere il nuovo hotel di Villa Ponti? In vita loro ci sono mai andate a fare un pic nic, a portare la morosa in gita romantica o anche solo a far passeggiare il cane? Eppure pare che su quel prato si giochino i destini della città. C’è anche chi ha proposto di non costruire più un hotel ma qualche ostello per la gioventù. Fantastico: ce li vedete i congressisti che arrivano da Stati Uniti e Giappone alloggiare nella camerate con bagno e doccia in comune?
PARLIAMO DI SOLDI – La campagna elettorale continua all’insegna dello sponsor principale, la camomilla Bonomelli. Ma non è detto che sia un male, non è detto che la dialettica politica consista nell’insultarsi a sangue, anzi. Però, da Varese a Busto, passando per Gallarate il volo pare sempre un po’ troppo radente. E allora buttiamo lì a tutti un argomento, che non sarà di quelli che incendiano le piazze ma contano eccome. La cassaforte dei comuni sono ormai le aziende municipalizzate. A Brescia (amministrazione di centrosinistra) così come a Como (centrodestra) proprio l’espansione di questi soggetti e i dividenti distribuiti hanno consentito di ritrovarsi nel cassetto soldi da spende in opere pubbliche e iniziative culturale. Dalle nostre parti, in cinque anni, non è andata in porto nemmeno la fusione tra le aziende delle tre città principali. Che continuano dunque a essere dei nani sul mercato. I candidati hanno niente da dire in proposito?
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