Caparezza nella terra dei Verdani

Sabato sera 13 maggio a Cardano al Campo concerto del cantante pugliese che adora i giochi di parole e odia i secessionisti

Lui è uno che trova molto interessante la sua parte intollerante. La trova talmente interessante che l’ha studiata, analizzata e ne ha fatto una professione.
Caparezza è qui, proprio qui nella terra dei “Verdani” (indovinate chi sono?) e ci sarà da divertirsi. Prima di tutto perché lui non è uno che le manda a dire e le sue verità (più o meno supposte) te le canta; poi perché quando c’è Caparezza le nefandezze della vita diventano simpatici giochi di parole. E fermarsi a riflettere così non solo è più comodo ma è anche più lieve.
Impossibile, anche per lui, dimenticare “Fuori dal tunnel” ma da allora di acqua sotto il ponte ne è passata parecchia e oggi habemus un Capa non diverso ma senza dubbio più famoso.
Habemus Capa è il suo terzo disco; la tournée ora fa tappa a Cardano al Campo, al Nautilus, e Michele Salvemini da Molfetta, profondo Sud, sta scaldando i motori….

Ma quanti padani ti aspetti al tuo concerto?
«Nessuno, ovvio. Prima di tutto perché la Padania non esiste e poi perché non credo che ci siano leghisti tra i miei fan.
Sabato sono in un club ma sarà più divertente cantare “Inno Verdano” quest’estate quando mi esibirò gratuitamente nelle piazze. Allora sì potrebbe esserci anche chi non la pensa come me sul secessionismo e sulla Lega. Anche perché l’”Inno” non prende di mira solo la Lega ma anche tutti quei partiti autonomisti del Sud che nelle ultime elezioni hanno tentato di fare un matrimonio con la Lega Lombarda. Io sono contrario al secessionismo, come dovrebbe esserlo ogni italiano».

Anti secessionista ma anche “anti” un sacco di altre cose…La situazione, hai cantato, è delirante: è come la naja dove chi aveva più potere era il più ignorante..
Sei davvero così cinico o sei soltanto molto arrabbiato?

«Direi che sono arrabbiato, cinico no.  Ho un’immensa fortuna però: posso trasformare la mia rabbia in musica. Nella mia vita non ho mai alzato la voce e tanto meno le mani, però posso ugualmente urlare quello che penso. Un bel vantaggio! Senza smettere mai, tra l’altro, di divertirmi proprio come un ragazzino».

Famoso, richiesto, riconosciuto ovunque: Caparezza è entrato nello star system, proprio quel mondo di cantanti “educati” che hai preso di mira all’inizio della tua carriera. Che cosa è successo?
«No aspetta, non è proprio così. Io mi definisco un egoista musicalmente: non compongo canzoni per tenermi attaccato più pubblico possibile come fanno altri che vivono per la popolarità. Io nello star system sono solo in prestito: scrivo per me, non mi annoio e parlo di cose che mi rappresentano. Se poi alla gente piace sono contento anch’io.
Inoltre la percezione che gli altri hanno di te non è gestibile: tu non ti senti un idolo, ma gli altri ti vedono così. Che puoi farci? Puoi solo cercare di continuare ad essere te stesso senza nessuna forzatura. Faccio un esempio: se dopo un concerto non mi fermo a parlare con il pubblico che mi aspetta giù dal palco mi comporto da vip, se resto a firmare autografi mi comporto da vip. E allora sai che ti dico? Io mi fermo e firmo autografi, perché quella gente è lì per me. E poi si pensi quel che si vuole».

I giochi di parole: le tue canzoni ne sono piene…Una frase non vuole mai dire una cosa sola. Questione di allenamento o di studio?
«Fa sempre parte del mio stile, del mio modo di dire le cose con ironia, anche le più serie.
Per comporre le canzoni mi prendo tutto il tempo necessario, magari sto cercando una rima, mi viene in mente una parola e non so esattamente che cosa voglia dire, l’ho solo sentita da qualche parte, allora me la vado a cercare la studio e da allora non me la dimentico più.
Mi ha aiutato molto ascoltare brani di musica italiana degli anni ’60 o ’70, meno leggere libri. Da adolescente mi sono buttato sulla fantascienza poi ho capito che la fantascienza era fuori e ho cominciato a scrivere».

Sul palco accanto a te, e nell’ultimo disco, compare Gennaro Cosmo Parlato un artista che Varese ha conosciuto in occasione di uno spettacolo di Capodanno…perché per il brano La mia parte intollerante  hai voluto proprio Gennaro?
«Avevo ascoltato un suo disco di brani anni ’80 cantati in maniera “strana”, dissacrante. L’idea mi è piaciuta subito. Questo brano tira fuori proprio questo, la parte dissacrante di me che Gennaro rappresenta benissimo, lui è riuscito a smussare la parte seriosa del pezzo. La mia parte intollerante era nata per lui».
Insomma, Rezza Capa è tornato e come Boito non vuole essere interrotto….

Caparezza
sabato 13 maggio (ore 22)
Nautilus di Cardano al Campo
Ingresso 12 euro

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Via Confalonieri, 5 - Castronno

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Pubblicato il 09 Maggio 2006
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