Il costo della democrazia

La domanda me l’ero posta tempo fa, in termini monetari. Era stata stimolata da colloqui con amici e conoscenti che avevano a che fare, sia in prima o per interposta persona, con il consiglio regionale della Lombardia e con il parlamento di Bruxelles. Le cifre mi avevano impressionato, anche se in qualche modo si perdevano in una certa indeterminatezza di voci e di importi. Mi ero ripromesso di formarmi idee più chiare, ma il compito si era presentato piuttosto difficile e, dopotutto, non avevo ragione per dedicarci troppo tempo.

Recentemente ho letto un libro, intitolato proprio “Il costo della democrazia”, di Cesare Salvi e di Massimo Villani, entrambi da più di un decennio senatori della Repubblica e professori universitari di diritto, che mi ha fornito più dettagliate informazioni in argomento.
Ho predisposto questa tabella di sommario ricavata da dati del libro.

Cariche e incarichi numero costi annui media pro capite
Parlamentari europei 78 11.638.770 149.215
Parlamentari (deputati)630 124.263.720 197.244
Parlamentari (senatori) 321 63.315.324 197.244
Consiglieri regionali 1.118 124.231.824 111.120
Presidenti di provincia 103 6.354.280 61.692
Vicepresidenti 103 4.765.706 46.269
Consiglieri provinciali 3.039 ?
Sindaci 8.101 191.088.824 23.588
Vicesindaci 8.101 65.327.039 8.064
Consiglieri comunali 119.046 ?
cons circoscrizionali 12.541 ?
Presidenti com montane 357 13.681.583 38.324
Consiglieri comunità montane 12.820 ?
Incarichi e consulenze (interni ed esterni alla pubblica amministrazione) 958.371.922
Finanziamento ai partiti 196.435.645
Contributi ai gruppi parlamen 92.293.321
Totale 1.851.767.958

A conclusione gli autori osservano che dalla politica trae reddito (a livelli anche seducenti) quasi mezzo milione di persone. Inoltre, riguardo al costo, osservano che la cifra indicata è molto al di sotto della realtà, perché misura solo i costi per i quali hanno potuto disporre di cifre precise. Sono infatti escluse voci anche rilevanti, tra cui: la presidenza della repubblica, che ha una dotazione ufficiale dello Stato ma non un bilancio pubblico, la presidenza del consiglio dei ministri, i ministri, i viceministri, i sottosegretari, gli uffici di presidenza di camera e senato e delle regioni, gli apparati, le indennità, le diarie e i gettoni dei presidenti e degli assessori regionali, provinciali e comunali e dei consiglieri provinciali, comunali, delle comunità montane e delle associazioni dei comuni, costi dei dipendenti dei partiti e dei collaboratori dei singoli parlamentari (i cosiddetti portaborse), i consiglieri di amministrazione di enti e società pubbliche e parapubbliche. Gli autori stimano che aggiungendo queste voci, la cifra sarebbe tra i 3 e i 4 miliardi di euro.

Per trovare dei parametri di confronto, osservo che la riduzione di 5 punti del cuneo fiscale, promessa da Prodi entro il 2006 per stimolare la competitività e ridurre i costi delle aziende italiane, comporterebbe una necessità di copertura di 10 miliardi di euro.

La definizione “costo della democrazia”, anche se suggestiva, mi pare impropria. La democrazia è altra cosa. I costi indicati possono non essere eccessivi, anche se per esempio i deputati italiani a Bruxelles con 149.215 euro a testa hanno una retribuzione superiore a quella di tutti gli altri paesi: seconda è l’Austria con 105.527, ultima l’Ungheria con 10.080. E infine non è certo da auspicare il ritorno ai primi anni del 900 quando (si tratta di voci di famiglia) un prozio mio omonimo deputato al parlamento una volta aveva potuto pagare il biglietto del treno per Roma grazie ad una colletta fra compagni.

Il problema è che la politica è diventata una professione lucrosa, che attira aspiranti e stimola appetiti. Qualcosa come diventare vallette televisive, per cui sento come le belle fanciulle siano disposte a tutto per ottenere l’incarico. E, peggio, una volta arrivato, il concorrente politico coltiva relazioni trasversali con i suoi omologhi e vota leggi che lo favoriscono. Si trovano sempre maggioranze larghe o unanimità per aumentare gli appannaggi o l’esercizio di un potere senza vincoli o controlli. La politica cessa di essere missione e diventa carriera. Che fare?

Gli autori concludono con nove proposte, la cui ultima e conclusiva è “trasparenza, trasparenza, trasparenza”. I rappresentanti eletti devono rendere conto agli elettori, non un giorno ogni cinque anni, ma continuamente.

E anche gli altri otto rimedi sono interessanti e significativi, ma in sintesi tendono a far sì che la politica non sia più un mestiere a cui ambire, ma sia un’espressione di passione civile e sia svolta da tutti i cittadini.

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Pubblicato il 29 Maggio 2006
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