La regola dei quattro pirla
Dove si propone una santificazione immediata, si chiede una moratoria alla paranoia dei comunisti si scopre che qualcuno ha copiato il compito a qualcun altro.
Moggi santo subito. Altro che fare i finti stupiti di fronte al testo delle intercettazioni telefoniche di “Lucky Luciano”: non nella sostanza, ma nell’impronta, nel retroterra culturale, quelle conversazioni sembrano l’esatta continuazione di quelle tra Ricucci e i suoi compagnucci, tra Fazio e Fiorani; sono impastate con la stessa untuosa benevolenza dei “pizzini” di Bernardo Provenzano, quasi che nel suo intimo il vero Dna del potere di questo paese sia sempre quella roba lì: il favore e la velata minaccia al posto della regola e della sanzione. Ed ecco che è già cominciata la litania di quelli che dicono: ma Moggi era uno dei tanti, anzi il migliore (o il più tonto, perché s’è fatto beccare), in quell’ambiente tutti usano fare così. Vigliacco cane se a qualcuno venga in mente di dire: bene, almeno uno l’abbiamo beccato, per gli altri si vedrà. Non si dice di punirne uno per educarne cento, però anche qualche segnale di speranza andrebbe dato.
NAZISTI DELL’ILLINOIS? – Ci mancava solo questa: la lista di ispirazione hitleriana che si presenta alle comunali di Duno. Pericolo reale o caricatura? Comunque sia, la notizia è stata accolta con la consueta indifferenza, liquidata in base alla regola del “sono quattro pirla” che in questa provincia ha autorizzato ogni nefandezza. Piuttosto, l’episodio è ormai la dimostrazione di una realtà: a destra non esiste più argine a nulla, ogni bischerata, ogni sconcio, ogni cretineria è accolta con un’alzata di spalle o con un silenzio complice. A sinistra, se non altro, quando degli sconsiderati bruciano le bandiere d’Israele si apre un logorante dibattito interno e alla fine qualche anima pia alza il telefono e chiama il consolato israeliano per chiedere scusa. Per i nazistelli di Duno, invece, neanche un fremito.
MOZIONE D’ORDINE, COMPAGNI! – Proprio nel giorno in cui scopriamo i nazisti sulla porta di casa il centrodestra varesino presenta i candidati alle comunali e annuncia inorridito: «Solo dalla nostra parte c’è garanzia di libertà» a cui fa seguito lo scandalo perché l’Italia si ritrova un presidente della Camera comunista. Ora, ci sono mille motivi per non votare Unione o Rifondazione, però questa paranoia del comunista annidato anche in chi porta sotto braccio una copia del “Corriere della Sera” sta diventando insopportabile. Con buona pace di Lega e Forza Italia, i comunisti italiani, nel ’47, hanno contribuito a scrivere e ad approvare la Costituzione Italiana, cioè il testo che regola la nostra convivenza civile; in calce a quel documento c’è anche la firma del comunista Umberto Terraccini e negli anni a seguire i comunisti italiani hanno fatto partecipare alla vita politica del paese masse di milioni di persone nell’assoluto rispetto della legalità. Detto questo si può continuare a preferire Previti o Borghezio a Bertinotti, ma per favore si lascino perdere pentoloni con bambini bolliti o cosacchi in piazza San Pietro, please.
CHI COPIA CHI? – Costruire la tangenziale di Varese, realizzare i parcheggi appena fuori del centro storico, organizzare un evento culturale di richiamo nazionale. Indovinello: quale tra i due candidati sindaci – Attilio Fontana e Antonio Conte – ha proposto questo programma elettorale? Indovinato, tutti e due, spesso usando proprio gli stesse parole. Consiglio agli “spin doctor” degli aspiranti sindaci (in particolare a quello dell’Unione): le proposte fin qui formulate sono tutte ragionevoli, ma se è vero che l’Italia è un paese spaccato in due perché l’offerta elettorale è tanto identica. Non sarà che esistono delle differenze più profonde tra i due schieramenti, ma per timidezza o pretattica fino a oggi sono rimaste nascoste?
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