Polder e mulini a vento
Il territorio delle province occidentali dei Paesi Bassi è tutto sotto il livello del mare. Se non vi fossero opere di protezione, metà del paese sarebbe sott’acqua. Tre quarti della popolazione olandese vive in queste province. Per centinaia di anni il popolo olandese ha lottato contro l’acqua, ed ha vissuto dell’acqua. Si sono arricchiti con i traffici navigando per tutti i mari, hanno usato fiumi e canali per i trasporti, hanno pescato nei laghi, nei fiumi e nel Mare del Nord; ma anche hanno subito inondazioni per lo straripamento dei fiumi e per la rottura di dighe da parte del mare o dei fiumi in piena. Il 31 gennaio 1953 una tempesta potenziata dall’alta marea portò il livello del mare a 4 metri e mezzo sopra la media, le onde ruppero dighe costiere e 145.000 ettari di terreno coltivabile furono inondati, 300.000 abitanti persero la casa e i loro averi, ci furono 1853 morti.
I terreni fertili minacciati sono i “polder”, terre situate sotto il livello del mare che sono state prosciugate con ingegnosi procedimenti. Il terreno da ricuperare viene circondato da una diga e da una canale a livello superiore a quello del mare e l’acqua che copre le terre viene pompata in questo canale per essere poi fatta defluire a mare. Nel polder prosciugato vi sono canali che inquadrano i campi ed il cui livello viene controllato perché sia mantenuto costante. Questo lavoro di pompaggio è continuo, poiché dalle dighe l’acqua filtra attraverso il terreno. Le coltivazioni di tulipani, una delle grandi risorse agricole dei polder, è critica ed il livello della falda ha una tolleranza di cinque centimetri: se è superiore le piantine marciscono, se inferiore si seccano.
Il paesaggio olandese era caratterizzato dai mulini a vento. Ora ce ne sono ancora, ma sono meno frequenti. Ho sempre pensato che i mulini servissero per macinare, generalmente cereali. Non mi sono mai chiesto quanti cereali dovessero macinare in Olanda, per avere tutti quei mulini a vento. Dopo l’infanzia si perde l’abitudine di chiedere perché a proposito di ogni fenomeno, e questa scoperta è stata per me un po’ imbarazzante. A proposito dei polder ho poi saputo che i mulini a vento servivano per togliere l’acqua e mandarla a mare. La pompa azionata dai mulini a vento era una ruota a pale che riusciva a sollevare l’acqua per un dislivello massimo di un metro e mezzo; si doveva così mettere più mulini in serie per sollevare l’acqua a dislivelli superiori, e spesso erano serie di tre mulini.
Nell’ottocento si installarono delle stazioni di pompaggio a vapore, di grande potenza e di grande consumo di combustibile. Il combustibile! L’ingegnere che mi illustrò il funzionamento di una di queste gigantesche macchine a vapore mi disse che questa vocazione a strappare terre coltivabili all’acqua era un prezzo che gli olandesi pagavano per la imprevidenza dei loro antenati. Infatti molto terreno olandese era formato da torbiere, e gli antichi estraevano torba quale combustibile. Sembra che esagerassero e là dove prima c’era torba si infiltrò l’acqua e formò laghi. Che fu poi necessario prosciugare facendo polder. La storia è finita bene, a prezzo di grandi fatiche, poiché la terra è stata ricuperata e la torba esaurita è stata sostituita dal carbone e infine dagli idrocarburi liquidi e gassosi. Ma si tratta pur sempre di fonti non rinnovabili di energia, e la terra, senza il costante pompaggio, sarebbe nuovamente coperta dalle acque.
Se si vedono queste immense e coerenti opere di ingegneria idraulica, le dune e le dighe a protezione dalle furie del mare, i canali, le chiuse, le barriere mobili, i ponti, si resta ammirati da un piccolo popolo che si sa amministrare con fermezza, coerenza e efficienza. Certo tutto questo impegno comporta dei costi, ed infatti la vita è più cara in Olanda rispetto ad altri paesi della Unione Europea, penso anche per questa ragione. Però, e lo sento da amici olandesi poiché io non vi ho vissuto, la qualità della vita è buona e sono soddisfatti.
Ma è stato considerato a livello governativo un piano che, tenendo conto delle norme agricole europee, della sovrapproduzione orticola e floreale, della criticità di inquinamento anche dovuto agli allevamenti suini, tenda a fare tornare allo stato naturale (foreste, laghi, paludi) un decimo delle terre coltivate.
Questo piccolo, moderno e civile stato condensa tante situazioni e problemi che sottolineano la fragilità e la precarietà del nostro soggiorno su questo pianeta. Dimostra di volere e sapere risolvere i problemi, ma forse ogni sforzo può essere inadeguato. E gli altri paesi? Non approfondiamo, per limiti di spazio e per carità di patria.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
mike su La neve in montagna continua a sciogliersi. Contro la siccità si aspetta la pioggia
Felice su La festa "techno" nei boschi di Lonate Ceppino causa proteste
Rolo su Pullman in sosta con i motori accesi, la segnalazione e la risposta di Autolinee Varesine
lenny54 su "C'è del dolo nelle modifiche al Superbonus"
Felice su Architetti, geometri, ingegneri e costruttori all'unisono: "Da Super Bonus a Super Malus"
Felice su Dentro la loggia del Battistero di San Giovanni a Varese restituita alla città





Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.