Quote rosa e palle tricolore

L’ultima, in ordine di tempo, si chiama Dalia Itzik ed il presidente del nuovo governo israeliano, il ventinovesimo. Governo che comprende il più alto numero di ministri donna mai registrato in Israele, persino il vice ministro della difesa è una donna.
Ma nella “stanza dei bottoni” sono entrate, prima di lei, anche il presidente cileno Michelle Bachelet, primo presidente donna e il cancelliere tedesco Angela Merkel. Per non parlare della lady di ferro per eccellenza: il segretario di Stato americano Condoleeza Rice.
Secondo gli amanti dei numeri e delle statistiche l’Italia in fatto di donne al potere prende lezione anche dai Paesi del Terzo Mondo.
Uno dei motivi ricorrenti della campagna elettorale delle recenti politiche è stato: “Più attenzione alle donne” . E la frase più in voga: “Peccato che la legge sulle quote rosa non sia passata…Noi (uomini) l’avremmo tanto voluta”
E persino Antonio Conte, il candidato varesino della Sinistra alle amministrative, c’è cascato: “Maggior attenzione alle donne, anche nella politica” ha detto presentando i punti del suo programma.
C’è qualcosa di irritante, quasi offensivo, in queste “promesse”. Viene da chiedersi: se prima di oggi questa attenzione non c’è stata la colpa di chi è? E’ un’ammissione di colpevolezza?
E poi, più attenzione nei confronti della donna che s’impegna in politica o della casalinga che pulisce casa, stira e cresce i bambini?
Ma siamo sicuri/e che sia davvero tutta colpa degli uomini? Siamo sicuri/e che debbano spianare loro la strada, senza dubbio in salita, verso i posti di comando lastricandola di seta rosa?
Oppure le donne italiane, e per la proprietà transitava anche quelle varesine, non sanno fare politica? Possibile che ovunque, da Israele al Cile, le donne riescano ad ottenere posti di prestigio e in Italia no. Mai. In politica, sia chiaro perché nell’economia, nella ricerca, nell’università il discorso è un po’ diverso, alla “vetta” prima o poi ci arrivano. Se vogliono.
Abbiamo avuto Nilde Iotti poi più niente con buona pace di Emma Bonino, Alessandra Mussolini, Stefania Prestigiacomo, Franca Rame (e dimentichiamoci per il nostro bene di Cicciolina, eletta alla Camera dei deputati nell’87).
Insomma, le italiane non vengono candidate o non vengono elette? Il pregiudizio sta in chi non le mette in lista o in chi le dovrebbe votare? Nel secondo caso corresponsabile sarebbe anche un bel numero di donne.
E se invece mancassero i programmi, il carisma e la forza delle idee? Dove sono quelle donne che, anche a Varese, non si nascondono dietro al candidato in camicia (azzurra o rossa poco importa) e cravatta e si fanno avanti in prima linea e in prima persona?
Difficile conquistarsi uno spazio? Ma per favore, andatelo a raccontare alle signore Dalia, Angela o Michelle.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 05 Maggio 2006
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