Truffa ai danni della Ue. Denunciati tre imprenditori
Due fratelli titolari di un'impresa edile e un faccendiere di Legnano organizzavano falsi stage per lavoratori stranieri per ottenere i rimborsi del Fondo sociale europeo
Fare arrivare in Italia muratori dalla Macedonia per degli stage inesistenti e pagati dal Fondo sociale europeo (Fse) puo’ fare guadagnare molti soldi con pochissimo sforzo. È quanto avevano pensato due fratelli, imprenditori edili di Busto Arsizio e di origine gelese (a Busto Arsizio c’è una grande comunità di Gela), e un faccendiere di Legnano che, tra l’agosto e l’ottobre del 2004, avevano fatto arrivare in Italia 52 muratori macedoni con la prospettiva di uno stage nei cantieri della provincia, una piccola borsa di studio e un alloggio.
L’operazione, se non fosse intervenuta la Squadra Mobile di Varese e il Nucleo carabinieri presso l’Ispettorato del lavoro, avrebbe fruttato circa 500 mila euro. Infatti per ogni lavoratore la Regione Lombardia avrebbe stanziato 10 mila euro.
(nella foto da sinistra Francesco Novati, capo della Squadra Mobile, e il maresciallo Andrea Cannella del nucleo dei carabinieri presso l’Ispettorato del lavoro di Varese)
I lavoratori macedoni però, una volta in Italia, non solo non hanno fatto alcuno stage, ma hanno subito anche un’estorsione da parte del terzetto che aveva chiesto ai malcapitati 10 mila euro a testa a "risarcimento" del viaggio, del soggiorno, delle pratiche burocratiche e del lavoro. Gli stranieri dormivano in parte ammassati nell’hotel Mira di Varese e in parte in un appartamento di Busto Arsizio e lavoravano gratuitamente e in nero, per pagare il loro "debito", nei cantieri dell’impresa. Si trattava di piccoli cantieri, tutti di edilizia privata.
L’agenzia formativa milanese, che doveva controllare per conto della Regione l’andamento dello stage, era all’oscuro di tutto, così come quella macedone che aveva il compito di reclutare gli operai da mandare in Italia. L’intervento tempestivo di polizia e carabinieri ha impedito che la Regione sborsasse i finanziamenti europei ai tre truffatori. Le forze dell’ordine sono state aiutate anche dai lavoratori stranieri che dopo due anni di vita in condizioni più che precarie hanno manifestato insofferenza nei confronti dei loro sfruttatori.
I tre cittadini italiani, tutti a piede libero, dovranno rispondere di tentata truffa ai danni della Ue, estorsione e violazione della legge Bossi-Fini. Mentre è caduta l’ipotesi di associazione per delinquere. L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Busto Arsizio Giovanni Polizzi.
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