«L’eredità della Svizzera spetta agli altri media»

Dopo una lunga esperienza di collaborazione con il network svizzero, l'ex direttore del Giornale del Popolo Cesare Chiericati realizzerà per VareseSat una programmazione alternativa

Dopo 25 anni di firme sulla Tsi e una carriera da direttore del Giornale del Popolo, sicuramente nessuno più di Cesare Chiericati può risultare amareggiato per la recente “scomparsa” del segnale analogico di Tsi1 e Tsi2 dai televisori varesini. Ma di certo non si è rassegnato ai fatti: in questi giorni VareseSat ha annunciato di voler surrogare, per quanto le è possibile, la mancanza di informazioni “insubri” nel magico mondo del tubo catodico. E tra i protagonisti di questa aspirazione ci sarà proprio Chiericati. Ma andiamo con ordine.

Che cosa ne pensa Cesare Chiericati degli effetti di questo passaggio di RTSI al digitale? «Il passaggio al digitale ha senza dubbio vantaggi e svantaggi», chiarisce il giornalista, «Da una parte facciamo passi avanti , con un servizio televisivo migliore e un segnale più nitido, come noteremo con i televisori di nuova generazione. Ma penso anche che sarebbe stato opportuno agire in modo meno affrettato, con un periodo di trasmissione in parallelo tra analogico e digitale più lungo, durante il quale si sarebbero trovate soluzioni più adeguate anche in Italia».

Cosa rappresentano i network televisivi svizzeri per l’Italia? «Sicuramente negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta hanno rappresentato un ruolo di riferimento e alternativa alla programmazione Rai, soprattutto dal punto di vista informativo, con un servizio meno provinciale e più europeo. Ultimamente purtroppo (o per fortuna, per le tv private) la penetrazione del segnale risultava in diminuzione già da diverso tempo, in contrasto con delle precise normative di compenetrazione dei confini. La cosa singolare è che in Svizzera si ricevono i canali italiani sia in analogico che via cavo (sistema di diffusione molto più diffuso al di là delle Alpi ndr), mentre non accade il contrario».

In quanti compiangeranno in questi giorni l’assenza di RTSI? «Gli ultimi dati sullo share si aggiravano oltre i 400mila spettatori italiani, credo che l’utenza gradirebbe molto una tv di questo tipo, cioè di lingua italiana, ma con altri riferimenti politici, economici e culturali. In ogni caso io ritengo che non tutto sia perduto, in alcune aree il segnale digitale arriva solido, e credo che in molti si siano affrettati ad acquistare i decoder proprio per la tv svizzera. Per gli altri bisognerà trovare soluzioni alternative».

Cosa ne pensa della proposta di creazione di un canale di RTSI pensato appositamente per l’Italia? «Queste soluzioni saranno certamente onerose e costose, sicuramente ci sono discussioni con Rai e Mediaset, ma non sarà facile e non credo che SFR possa affrontare autonomamente investimenti così rilevanti».

Con la perdita di TSI, forse possiamo dire che quella regione che chiamiamo Insubria non ha più una vera finestra in televisione… «È vero, ora sta anche agli altri media il compito di riuscire a raccontare correttamente questa realtà».

Cosa che vuole fare, sul satellite, anche VareseSat, che presenta il suo nuovo programma come surrogato di TSI: «Certamente non potremo surrogare una programmazione intera, ma proveremo a parlare di Svizzera con un’ottica nuova. Partiamo questa estate con un ciclo di quattro puntate intitolato “Canton Ticino, il vicino sconosciuto”. Vista la stagione offriremo contenuti turistici, parlando di quattro luoghi non proprio conosciutissimi ma interessanti. Poi, se la cosa avrà successo, abbiamo in mente altri contenuti: ad esempio mi piacerebbe parlare dei legami tra i sistemi universitari svizzeri e quelli italiani. Tutto andrà al di là della semplice notizia, con un’ottica di approfondimento».

La serie “Canton Ticino, il vicino sconosciuto” andrà in onda il venerdì alle ore 20, a partire dal 29 luglio. Sempre VareseSat manda in onda nel proprio tg, alle 12:30, 19:30 e 22, uno spazio informativo dedicato ai vicini svizzeri, “Canton Ticino News”.

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Pubblicato il 25 Luglio 2006
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