Il Comi rischia la chiusura entro il 2009
La casa di riposo dei luinesi si deve adeguare agli standard regionali e per farlo deve accendere un mutuo. Il presidente Campagnani:«Solo con la donazione della struttura da parte del Comune possiamo sopravvivere»
«La politica trovi una soluzione per la cessione dell’immobile alla fondazione Monsignor Comi altrimenti si rischia la chiusura entro il 2009». L’appello del presidente del consiglio di amministrazione della casa di riposo dei luinesi Bruno Campagnani lancia un allarme senza mezzi termini all’amministrazione comunale intenta, dopo l’ultimo consiglio comunale di fine giugno, a definire entro settembre la questione entro settembre. La casa di riposo, infatti, ha appena ottenuto l’ultima proroga da parte della Regione Lombardia riguardo ad importanti lavori di accreditamento della struttura necessari perchè questa possa continuare a offrire il servizio all’utenza.
«Si tratta di lavori molto costosi che prevedono la creazione di un ambulatorio per piano – spiega Campagnani – e che ci costringeranno ad eliminare inizialmente un certo numero di posti letto con un calo di introiti». A questa diminuzione di posti letto bisognerà far fronte con nuovi lavori di ampliamento della struttura protetta che porteranno nuovi posti e quindi nuove rette. «Ci vorranno tempi lunghi – spiega ancora Campagnani – per questo chiediamo alla politica di trovare presto una soluzione condivisa che non sia gravosa per la fondazione. In sostanza chiediamo che ci venga donata la struttura in modo da poterla offrire come garanzia alle banche per l’accensione di un mutuo. Solo così si può sopravvivere». Sulla stessa lunghezza d’onda si è mostrata l’opposizione in consiglio comunale che ha ottenuto il voto favorevole ad una mozione che impegnava l’amministrazione a trovare una soluzione alla cessione dell’immobile.
La maggioranza, in consiglio comunale, ha fatto propria la mozione ma non ha nascosto le difficoltà del caso:«Purtroppo la struttura non può essere donata da un’amministrazione pubblica – spiega il sindaco Gianercole Mentasti – quindi bisognerebbe trovare una soluzione alternativa, magari con un mutuo centennale in modo che non pesi sulla fondazione. Si tratta di un’ipotesi, chiaramente, ma da qui a settembre troveremo una soluzione condivisibile anche dalla minoranza». Il gruppo «La Luino che unisce», però, non si fa illusioni e allude a possibili problemi di bilancio derivanti dall’alienazione di questo immobile aumentato di valore negli ultimi anni:«Non vorremmo che l’amministrazione si ritrovi con problemi di bilancio. – spiega la consigliera comunale Claudio Mandanici – Anche perchè l’assessore al bilancio Liardo, dopo aver sbandierato la cessione gratuita sui giornali oggi specifica che, dopo tutti gli investimenti fatti dal Comi nella struttura, circa 4,5 miliardi di vecchie lire, la Fondazione avanzerebbe ancora 1,6 milioni di euro nei confronti del Comune».
Il Comi, prima di tutto, è una struttura che serve a Luino e ai suoi anziani, poi è un’azienda, la più grande di Luino, con i suoi oltre 130 dipendenti. Una sua chiusura sarebbe un duro colpo per una città di 14 mila abitanti sulla quale gravano già difficoltà nel settore industriale ridotto all’osso e una fote dipendenza dalla Svizzera con il fenomeno del frontalierato. Oggi la casa di riposo ha un bilancio passivo di circa 250 mila euro, non ha proprietà e non può affrontare la spesa dell’accreditamento senza una mano sostanziosa della politica.
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