La Germania si piega ai leoni di Lippi, e per Busto è “notte bianca”
Tutti scatenati in centro dopo l'uno-due di Grosso e Del Piero e un match sofferto ma ben giocato: davanti al maxischermo scatta la festa di popolo
Per Busto Italia-Germania è diventata una notte bianca, una festa che ha trascinati nel suo vortice chiunque passasse dal centro città.
Si comincia alle 20,30, ben prima della partita tutti i posti a sedere sono esauriti, si saccheggiano tutte le sedie nel raggio di un paio di chilometri. la formazione è quella classica: i ragazzini più giovani dietro a fare casino, i più grandicelli davanti a fare un tifo meno rumoroso ma più sofferto e meditato. Ci si batte su ogni palla, ogni uomo, donna e bambino soffre e gioisce, si esalta e recrimina come fosse in campo a correre con gli undici leoni di Lippi. Ci si morde le mani sulle palle gol sprecate, si stramaledice il povero Lehmann, che fa il suo mestiere in ogni uscita negandoci palle gol su palle gol, si suda freddo ogni qual volta Ballack & Co. si avvicinano alla nostra porta, si prega San Buffon autore dell’ennesimo miracolo. L’intervallo è un apostrofo rosa tra le parole "vinciamo noi, quelli non sono nessuno"; e così la fine dei tempi regolamentari: si beve birra a litri al vicino bar Duetto, dove tutti lavorano come matti. Il clima è caldissimo, le trombette impazzano e assordano; si comincia a preoccuparsi solo verso la fine, temendo i rigori a noi poco propizi, ma arriva un Grosso troppo grosso anche per i tedeschi a far esplodere una piazza San Giovanni da delirio, e poi un Del Piero formato Mundial scatena l’abbraccio generale e scene impensate di affetto fra gente mai vistasi in vita sua.
Poi è la corsa di tutti a piazza Garibaldi, un movimento corale bandiere al vento che chi l’ha visto non dimenticherà: e il caos più totale, il tuffo in massa nella fontana, i cori, l’inno di Mameli cantato fino allo sfinimento e all’esaurimento della voce, gli sfottò ai teutoni ancora una volta superati sul più bello, il "chi non salta un tedesco è". Una gioventù scatenata prende possesso del centro, chi ha qualche anno in più si trattiene per dignità (escluso ovviamente chi scrive, che è ringiovanito di almeno dieci anni per l’occasione!); e fra sventolio di bandiere, fidanzatini abbracciati, scalmanati che "lavano" tutti dalla fontana, fuochi d’artificio, si scrive nel cielo di Busto la magica frase "Siamo in finale".
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