Nel campo dei rifiuti c’è tanta ignoranza e troppi interessi
Primo ingengere dell'Università dell'Insubria, Davide Biganzoli ha studiato i rifiuti e l'ambiente con un occhio critico alla sostenibilità
Quarant’anni, due figli, un lavoro come responsabile della sicurezza in una ditta di pelletteria. È l’identikit del primo ingegnere targato Università dell’Insubria. Con la discussione della tesi «I trattamenti dei rifiuti speciali/pericolosi», Davide Biganzoli ha coronato il suo sogno nel cassetto: «Avevo iniziato al Politecnico di Milano vent’anni fa . Poi, per motivi familiari, ho dovuto abbandonare. Ma avevo già all’attivo 20 esami e un gran magone. È stata mia moglie a mostrarmi la notizia dell’apertura a Varese di un corso di ingegneria. Mi sono convinto e sono andato a parlare. Mi è sembrato un sogno: un ambiente cordiale e piacevole, dove i rapporti umani sono sempre privilegiati, dove ti senti veramente parte di una squadra. Non è stato difficile raggiungere il mio obiettivo, che è poi stato un traguardo di squadra, condiviso con mia moglie, le mie figlie, i miei genitori e anche il mio capo».
L’attenzione di Davide, già impegnato per lavoro a trattare di sicurezza e ambiente, è stata subito rapita da quel piano di studi che spiegava una nuova filosofia di vita: « Le cellule sono formate quasi esclusivamente da sei elementi. Sei semplici mattoncini con cui si costruisce ogni cosa. Quei mattoncini, però, sono limitati e vanno usati con parsimonia, intelligenza, altrimenti non lasceremo granchè ai posteri».
Coscienza ambientalista unita a competenza hanno cambiato l’ottica dell’ingegner Davide Biganzoli che ha frequentato i tre anni del corso di Ingegneria della sicurezza e dell’ambiente, con un occhio critico sulla realtà odierna: «I dati sui rifiuti speciali ( che sono quelli industriali) pericolosi sono raccolti con criterio solo da una diecina d’anni. Non ci sono, inoltre, sistemi di valutazione univoci, continuano a cambiare creando molti errori e confusioni. Inoltre le ditte con meno di tre dipendenti non sono tenute a questo tipo di dichiarazione e, considerando il tessuto produttivo italiano, viene tagliata fuori una grossa fetta. Le leggi, pensate a livello europeo, ignorano le diversità : si incentiva l’autosmaltimento , ma solo le ditte grosse possono permetterselo. Si ha la sensazione che i rifiuti siano un grosso business e che ci sia l’interesse a mantenere questa scarsa chiarezza».
Per il neo ingegnere, inoltre, a contribuire alla confusione ci sono anche opinioni popolari prive di fondamento, un esempio per tutti Seveso e la diossina: « La catastrofe c’è stata, non si può negare, così come non si nega il fatto che la diossina sia tossica. Ma fino ad oggi non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino effetti mortali o cancerogeni della diossina. Mentre, viceversa, è ampiamente dimostrato che il benzene provoca il cancro. Eppure a nessuno viene in mente di demonizzare la benzina».
«Nella nostra provincia, fra i maggiori produttori di rifiuti speciali pericolosi ci sono Gorla, Gerenzano e Vergiate. Si tratta dei comuni che ospitano
discariche, chiuse o ancora attive, perchè un materiale altamente tossico è il percolato da discarica: quel liquido che si crea con i rifiuti e che costringe, per esempio, Gerenzano a sostenere costi altissimi per depurare le acque della falda sotterranea proprio sotto la discarica. A quel punto, non converrebbe pensare seriamente ad un inceneritore che adotta tutti i sistemi di sicurezza, compresi i fumi? Un rifiuto è sempre governabile finchè è solido, quando diventa aeriforme sfugge al controllo e provoca danni, come il clorofluorocarburo che sta creando il buico nell’ozono. Eppure quella molecola fu costruita in laboratorio appositamente per resistere nel tempo, ed ora ci si è ritorta contro….»
Davide Biganzoli è davvero un fiume in piena quando parla di ambiente, di ecologia, di sicurezza: « Oggi molte opinioni sono il frutto di un retaggio culturale antico, quando scienza e tecnologia non avevano dato il contributo determinante a ribaltare la situazione. Ci vorrebbero persone qualificate per individuare soluzioni credibili. C’è poca cultura e poca responsabilità: esiste la figura del responsabile di sicurezza in azienda, ma spesso è solo un nome» Tra i vari "hobby" del neo ingegnere c’è anche quello della politica: è consigliere a Bardello e il sindaco lo vorrebbe in giunta. Proviamo a strappargli la promessa di interessarsi di ambiente, ma niente. Il suo futuro è ancora lo studio: un master o la ricerca: « Bisogna investire nella ricerca, nel riciclaggio. Lo smaltimento dovrà essere sempre più recupero. Lo studio di nuovi materiali dovrà sempre accompagnarsi a quello sul loro smaltimento». Il suo futuro è ancora tutto da scrivere….
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