Pizza e birra per un incontro fuori casa
La semifinale degli italiani che vivono nel paese dei Mondiali 2006
Durante la semifinale Italia – Germania nel cortile dell’Univerità di Heidelberg qualche bandiera bianca, rossa e verde spiccava orgogliosa in una fitta folla di tedeschi pronti a sostenere la propria nazionale con cori e incitamenti. Non era uno stadio gremito di tifosi arrivati appositamente dall’Italia e rigorosamente divisi dagli avversari, ma una piazza inondata di bandiere gialle, rosse e nere, tra cui sventolavano non più di venti tricolori italiani.
Sono persone che vivono ad Heidelberg per studio, lavoro o perché i genitori si sono trasferiti a vivere qui 30 o 40 anni fa e i figli, nonostante la distanza, continuano a tifare azzurro. Qualcuno ha un marito tedesco, ma durante la coppa del Mondo ognuno indossa i colori della propria Nazionale che sente più vicina di quella di adozione. Molti sono nati in Germania o trasferitisi da molto piccoli. Quando solo uno dei genitori proviene dall’Italia, spesso i ragazzi faticano a parlare l’italiano. La lingua madre è diventata il tedesco, ma nonostante tutto hanno l’Italia nel cuore.
Tra i pochi italiani orgogliosi di essere una minoranza in un’arena accesa dalla competizione, due fratelli originari del Lago Maggiore: padre di Porto Valtravaglia, il paese dei Mazarat, come loro stessi ricordano, e madre Olandese. Bastiaan e Jeroen Colombaroli sono cresciuti tra Italia e Olanda, ora uno studia ad Hedelberg e l’altro ad Amsterdam, ma si sono ritrovati insieme per tifare azzurro sul suolo tedesco che ospita questi Mondiali 2006.
Prima dell’inizio dell’incontro Bastiaan e Jeroen, con un rito quasi scaramantico, hanno mangiato rigorosamente pizza, portata da fuori l’Università che forniva esclusivamente birra e wurst. Il loro entusiasmo, degno di un italiano purosangue, ha contagiato anche la ragazza di Bastiaan, Jasmin Gruner, 100% deutsche, ma vissuta due anni a Varese, dove ha conosciuto Bastiaan e, per nostalgia o per amore, ancora tifa Italia.
Non sempre è stato semplice tenera alta la bandiera. Ad ogni caduta di un giocatore italiano con conseguente primo piano del viso sofferente e arrivo dei medici con la barella, si alzava un boato di fichi tedeschi e la parola più simpatica che volava era “schauspieler”, attori. Jeroen ha sventolato instancabilmente la bandiera italiana, insultando l’arbitro al cartellino giallo per simulazione e sostenendo i giocatori azzurri ad oltranza nel miglior stile italiano. Anche prima dei difficili tempi supplementari i fratelli Colombaroli hanno riaffermato sicuri le previsioni sul risultato:
A fine partita Heidelberg era una città triste. Molti ragazzi con i colori tedeschi dipinti sul viso e sul corpo avevano le lacrime agli occhi. Ognuno tornava verso casa con la tristezza di non poter più sperare nella finale di Berlino. Tuttavia si sentiva qualche auto suonare in segno di vittoria, non il festoso baccano di quando vince la squadra di casa, ma qualche timida strombazzata rallegrava le silenziose strade cittadine e i cuori di molti italiani residenti qui.
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