Stelle e poeti, la notte di Arcumeggia è meno buia

Per i 50 anni degli affreschi del borgo, una serata in onore dell’arte, in tutte le sue forme

Rendere omaggio all’arte. È questo il fine ultimo di Dino Azzalin, poeta ed organizzatore dell’evento “I Poeti per Arcumeggia”. Per i 50 anni del primo affresco posto sui muri del piccolo borgo della Valcuvia, la poesia si unisce alla musica, alla danza e al teatro, a simboleggiare «Una fratellanza ideale tra tutte le arti», per citare una frase di Azzalin.

Sotto il cielo ricamato dalle lacrime di S. Lorenzo, l’11 agosto a partire dalle ore 21, dal Piazzale della chiesa di sant’Ambrogio partirà un percorso illuminato dalla luce delle torce e dal suono dei flauti che avvolgerà gli spettatori di un’aura fiabesca, dai sapori mitologici. Undici poeti scelti per il proprio legame personale al territorio si alterneranno recitando i propri versi fra le viuzze della piccola frazione di Casalzuigno, scoperta 50 anni fa dall’occhio esperto dell’allora direttore dell’Ente turismo, Manlio Raffo, padre di Silvio Raffo, uno dei poeti partecipanti. Raffo racconta: «Mi ricordo quell’escursione, da piccolino con mio padre: era rimasto folgorato dalla bellezza di quel paesino di montagna e la sua forza immaginativa ha dato vita al progetto sviluppatosi negli anni seguenti. È anche per merito suo se Arcumeggia oggi è affrescati da poeti italiani di fama internazionale».  
Un connubio magico tra la forza evocativa della parola, l’emozioni astratte della musica e le suggestioni delle immagini avvolte dal velo misterioso del cielo notturno rivivrà ne “I Poeti per Arcumeggia".

Il cielo infatti sembra essere la trama unica su cui poeti ed artisti intesseranno la propria tela. Dopo che Gaetano Blaiotta, Terenzio Cuccurru, Carlo Dentali, Patrizia Mari, Giulia Martinelli, Romano Oldrini, Silvio Raffo, Stefano Salvi, Sandro Sardella, Fabio Scotto e Paola Turroni, avranno concluso il recital poetico, gli undici cantori lasceranno spazio alla compagnia Studio Festi che da vent’anni a questa parte fa del cielo il proprio teatro naturale. Lo spettacolo porterà alla luce i profondi legami tra terra acqua e cielo con piece-teatrali e quadri viventi ispirati al componimento numero 128 della poetessa americana Emily Dickinson. La poesia, dedicata al tramonto, si apre all’infinito della natura dell’arte e dell’universo con toni reverenziali e di mistica sorpresa. Toni che colpiscono intimamente anche l’organizzatore dell’evento Dino Azzalin, che ha commentato:«Abbiamo scelto di celebrare Arcumeggia ispirandoci al cielo perché è proprio dal cielo che proviene la creazione artistica, di ogni genere. L’uomo è come una grondaia che riceve dalle gocce che cadono dall’alto la propria espressività: il cielo è un serbatoio misterioso da cui l’umanità intera attinge emozioni, sensazioni e parole».

È tutta una metafora questa notte di mezza estate ad Arcumeggia. Un evento che si ripete ormai da molti anni privatamente all’abitazione di Azzalin, il “Casello delle Marianne”, e che quest’anno per la prima volta allargherà il suo pubblico. Un’unica suggestione dalle molteplici sfumature, che vuole toccare le corde più profonde degli spettatori, per non dimenticare il nostro territorio, per ricordare e celebrare il lavoro di tanti artisti che hanno collaborato negli anni a creare ciò che dal 1956 è un vero e proprio museo a cielo aperto.

La manifestazione si svolge con il patrocinio dell’Accordo per la valorizzazione di Arcumeggia e per concessione della Provincia di Varese, la Comunità montana della Valcuvia e il Comune di Casalzuigno.

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Pubblicato il 07 Agosto 2006
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