Terza pista di Malpensa e sindaci in gita premio

Nota del centro culturale Excalibur sulla conclusione dello studio del Mitre sulla possibilità di realizzazione della terza pista

Riceviamo e pubblichiamo

La conclusione cui è giunto il MITRE, organismo americano specializzato in problematiche aerospaziali, incaricato dalla Sea (la  società che gestisce l’aeroporto Malpensa) di verificare la fattibilità di una terza pista e di pianificare lo sviluppo dell’Hub, come anticipato dalla stampa (Corriere della Sera del 28 luglio scorso), lascia a dir poco esterrefatti.

Gli esperti del centro studi di Washington sostengono che la terza pista si può fare. Dove? Nel Parco del Ticino, ovviamente!  E’ “sufficiente”, secondo gli americani, spianare completamente l’area del Gaggio, l’ultimo lembo di Brughiera e polmone verde di Lonate, un’area molto estesa (330 ettari di verde incontaminato) di immenso valore ambientale e storico e determinante per il mantenimento del delicato equilibrio ecologico della Valle del Ticino; cancellare due intere frazioni, quella di “Tornavento” che verrebbe investita in pieno dalle nuove rotte e quella di “Case Nuove” destinata ad essere inglobata nel sedime aeroportuale; proseguire nella realizzazione di nuovi raccordi autostradali per agevolare l’afflusso dei Tir; intensificare la costruzione di capannoni per lo stoccaggio delle merci provenienti dalla Cina e dai Paesi produttori emergenti e destinate a tutta Europa (il vero interesse di Malpensa ruota, infatti, attorno a Cargo City e alle importazioni dall’Oriente, con buona pace di chi, Lega in testa, sbraita ad ogni piè sospinto contro la concorrenza cinese). Il tutto nel pieno, o meglio al posto, del Parco del Ticino, zona classificata dall’UNESCO come riserva naturale della biosfera.

Secondo i consulenti incaricati (e pagati) dalla Sea con questi interventi i benefici sarebbero per tutti: per Malpensa che non avrebbe più limiti alla sua espansione, per le multinazionali estere e per quegli imprenditori locali che hanno fatto man bassa di terreni “protetti” nel pieno del Parco del Ticino – grazie ad una legge ad hoc della Regione Lombardia (il Piano d’Area Malpensa) che consente di aggirare tutti i vincoli ambientali ed i piani regolatori locali – per costruirvi distese di capannoni, mega parcheggi, centri commerciali e grandi alberghi (e per le pseudo cooperative che lucrano sfruttando mano d’opera extracomunitaria e sottopagata, aggiungiamo noi).

Sempre secondo gli esperti del Mitre, e qui la cosa rischia di scadere nella comicità, si avrebbero benefici anche per l’ambiente e per i cittadini perché grazie ad una diversa distribuzione delle rotte, nonostante l’aumento esponenziale dei voli, soprattutto cargo,  e le centinaia di Tir che giorno e notte solcheranno le nostre strade, il rumore e l’inquinamento ……diminuiranno.

E i sindaci di  Malpensa che dovrebbero lottare con le unghie e con i denti per tutelare il nostro patrimonio naturale cosa fanno?  Vanno in gita premio in America a spese della Sea per conoscere il futuro del nostro Paese (La Prealpina del 1/8/06).

Il Circolo culturale Excalibur chiede che qualunque ipotesi d’ampliamento di Malpensa sia preceduta da una seria e condivisa Valutazione Ambientale Strategica (VAS), elaborata dal Ministero dell’Ambiente e non commissionata ad Enti compiacenti da chi, come la Sea, è parte in causa.

Excalibur

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Pubblicato il 03 Agosto 2006
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