«Troppo inglese nelle lezioni, ridateci le parole»

Azione Universitaria propone di eliminare i termini stranieri dal linguaggio universitario. L'idea fa discutere: «È un controsenso e un richiamo al fascismo»

Marketing? Bocciato, meglio dire “tecnica di vendita”. Brain storming? Guai, si dice “tempesta di cervelli”. Lo slang, o meglio, il gergo universitario, secondo i giovani di Azione universitaria di Varese e Como, ha bisogno di una bella review, scusate ancora, un aggiornamento.
Il movimento studentesco, vicino ad Alleanza nazionale, fa parlare di sé commentando la notizia dei corsi di italiano corretto pensati dall’ateneo dell’Insubria per le sue matricole.
L’idea dell’università varesina è piaciuta infatti ai ragazzi dell’azione universitaria tanto che ne hanno approfittato per rilanciare: «Azione universitaria – si legge sul sito dell’associazione – propone all’università dell’Insubria di farsi avanguardia nella difesa della nostra lingua con la progressiva eliminazione dei termini stranieri dall’ambito universitario. È quantomeno sgradevole, in quella che è la massima fonte di promulgazione della cultura, dover ricorrere a termini quali "stage" o "e-learning" che con la nostra cultura poco hanno a che fare».

Un "patriottismo" linguistico che suona un po’ come nostalgia del Ventennio quando i termini stranieri vennero obbligatoriamente tradotti e sostituiti dal loro corrispondente italiano. «La nostra lingua – prosegue il comunicato – è un patrimonio consegnatoci da due civiltà, quella greca e quella latina, che hanno scritto le più importanti pagine della cultura europea. Come nostro patrimonio è importante conoscerlo come è importante difenderlo».

Contro la posizione di Azione universitaria si è subito schierata un’altra associazione di studenti dell’ateneo varesino: VivInsubria. «Questa proposta – ha commentato Valentina Fumagalli, una delle componenti del gruppo -, oltre ad essere un chiaro richiamo fascista, mi sembra un controsenso clamoroso. Togliere i termini stranieri dal linguaggio universitario nell’era della globalizzazione vuol dire voltare le spalle al futuro. L’Insubria ha capito che l’utilizzo corretto della lingua italiana è una lacuna dei suoi studenti e ha proposto una soluzione molto utile ma l’università è anche un luogo di apprendimento e imparare le lingue straniere è oggi fondamentale. Proponiamo al contrario dei programmi di potenziamento, dei corsi di inglese prima di tutto».

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Pubblicato il 21 Agosto 2006
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