Boschi: patrimonio intoccabile o risorsa da sfruttare?
Dopo gli articoli pubblicati da Varesenews i lettori si scatenano. "La legna bruciata aumenta le polveri fini". "I nostri nonni rispettavano gli alberi ma non li consideravano intoccabili"
Riceviamo e pubblichiamo una serie di lettere giunte in redazione dopo la pubblicazione di un articolo incentrato sulla situazione dei boschi nell’Alto Varesotto. E’ interessante come in molti abbiano deciso di rispondere ad un’iniziale lettera che critica il taglio dei boschi, arrivando a dimostrare come la combustione del legname per usi domestici sia responsabile in buona parte dell’aumento delle polveri fini (Pm10). Molti lettori hanno difeso l’impiego della legna per il riscaldamento: è stata una fonte di sostentamento importante nei secoli scorsi e ancora oggi per le popolazioni montane. L’interesse sull’argomento testimonia come esista e sia vivo, pur con le debite differenze di punti di vista, un forte radicamento da parte dei varesini, nei riguardi di una cultura, quella montana e agicola in generale, che siamo ben lieti di sapere ancora viva.
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Caro Direttore,
ringrazio Varesenews per l’articolo sul taglio dei boschi nei territori della Valganna-Valmarchirolo. Purtroppo il disboscamento (controllato o incontrollato ?) troppo massiccio dei nostri boschi e’ diventato una pratica comune in provincia di Varese (scrivo da Gerenzano). Le ragioni sono dovute all’aumento della bolletta energetica e di conseguenza del prezzo della legna, diventata molto appetibile economicamente . Come conseguenza i nostri boschi si impoveriscono troppo e non ce la fanno a rigenerarsi, non hanno piu’ la loro funzione naturale di filtro dell’aria, salvaguardia dei pendii, dei corsi d’acqua e della biodiversita’. Un altro aspetto che nessuno considera (purtroppo) e’ legato all’uso della legna per riscaldamento che comporta un aumento preoccupante del pm10 nell’aria. Infatti ben il 20% dell’emissione di polveri sottili (pm10) in provincia di Varese e’ legata alla combustione di legno e similari (dati ARPA Lombardia 2001). Proibendo l’uso della legna per il riscaldamento si otterrebbero due effetti benefici primari: 1) salvaguardia dei boschi e della loro biodiversita’ 2) abbattimento di ben il 20% della causa delle polveri sottili, e non e’ da poco, visto che andando avanti di questo passo non riusciremo mai a rientrare nei parametri imposti dalla comunita’ europea per la qualita’ dell’aria.
Cordiali saluti
Pier Angelo Gianni
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Egregio direttore,
Ottimo l’articolo:
http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=55587
faccio notare che la situazione è ancora più drammatica nei piccoli ma preziosi boschi tra Carnago, Gornate Castelseprio e Morazzone (che dovrebbero essere parte del nuovo parco sovracomunale sigh!!). I sentieri trasformati in carrareccie dai buggy provenienti anche dalla Svizzera (visto che nessuno dice niente…), dalle moto a tre ruote e sopratutto dalle moto da enduro (passaggi ad ogni ora del giorno malgrado sia vietato!!). Inoltre il disboscamento è selvaggio e totalmente incontrollato (La forestale dov’è?? Meriterebbe una bella inchiesta giornalistica). E il taglio (totalmente fuori controllo) dura per tutto l’inverno sino a primavera inoltrata quando finalmente il sottobosco rende scomode le operazioni di taglio.
Saluti
Angelo Ghinelli
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Egregio Direttore,
vorrei rispondere al articolo Pier Angelo Gianni che propone la messa al bando della legna da ardere. Innanzi tutto vorrei precisare che la legna da ardere e’ stata per anni l’ unica fonte di riscaladamento e, non mi sembra vi siano mai stati problemi di polveri sottili. In secondo luogo i disboscamenti non sono controllati ma super controllati, provi il signore ad andare in un bosco ad abbattere un albero ed avere la fortuna di incontrare la Guardia Forestale," poi mi racconti la sua impressione". Faccio presente che la maggior parte di legna da adere viene importata. Un altra riflessione che mi viene in mente riguarda la pulizia dei boschi, che ha sempre portato benefici come mantenere permeabile il terreno, evitando siccita e alluvioni e non di meno la facilità di controllo in caso di incendi. Caro Direttore mi permetta uno sfogo SIAMO ALLA FRUTTA! Ci mancava solo l’ idea di mettere al bando la legna, Nel frattempo continuiamo ad andare in giro con le nostre belle vetture, magari allungando il tubo di scarico fino all’ abitacolo per ossigenarci un pochino i polmoni.
Cordiali saluti
Marino Paltani
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Buongiorno,
vorrei rispondere alla lettera del sig.PierAngelo Gianni.
Premesso che abito a Castronno e uso regolarmente camino e stufa a pellets, condivido l’opinione sull’ esagerato sfruttamento dei nostri boschi: purtroppo questo rientra nell’ordinaria amministrazione, a causa della non applicazione di leggi e regolamenti esistenti e della scarsità di risorse umane atte a controllare queste cose.
Non sono assolutamente d’accordo sugli effetti del riscaldamento a legna: consiglio di leggere gli articoli del sito svizzero www.holzenergie.ch (sito svizzero, chi meglio di loro su queste cose), dove si possono trovare notizie piu’ precise e attuali, con riferimenti scentifici, e che contraddicono quanto espresso dall’Arpa, la quale piu’ volte ha dato l’impressione di essere imprecisa e intempestiva.
L’incidenza sul PM 10 é dell’8%, e si puo’ abbattere ulteriormente
con appositi filtri e separatori e la combustione del legno é neutra nei confronti delle emissioni di CO2.
Per il problema del pesante sfruttamento ci si puo’ autoregolare controllando le referenze del proprio fornitore.
Andrea Basso
Mechatronic Designer
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Egregi signori,
a proposito dell’articolo " L’altra faccia delle valli varesine …" del 12/09/2006 ci terrei a fare alcune considerazioni: sono originario di Brusimpiano ed abito anche ad Ardena, amo molto i nostri boschi dal punto di vista naturalistico ma tengo in considerazione anche quello economico, non dimentichiamoci che lo sfruttamento dei boschi e’ stato fonte di soppravvivenza per gli abitanti dell’alto varesotto fino a due generazioni orsono, i boschi erano tenuti tagliati, venivano terrazzati per coltivare ortaggi e tuberi per nutrire persone e animali , i nostri nonni avevano rispetto dei boschi ma non li consideravano intoccabili, come mi ha dato l’impressione di capire dal tenore dell’articolo in questione . I boschi non sono di esclusivo uso e consumo di " escursionisti e patiti della montagna " , essi sono anche fonte di lavoro e di guadagno per chi vi opera, i fondamentalismi sono sempre deleteri. Esistono regole e modalita’ di taglio che il Corpo Forestale gestisce e, mi risulta faccia applicare con scrupolo, e’ normale che alcuni tratti di strade boschive vengano rese ancora percorribili ai mezzi di lavoro, e’ anche molto importante che si possa penetrare con mezzi meccanici nei boschi perche’ in caso di incendi o alluvioni si possa intervenire nel piu’ breve tempo possibile nelle vicinanze dell’evento.
Il lavoro illustrato di cementificazione ritengo sia da attribuire ad un proprietario di una baita o cascina non sicuramente ad un operatore boschivo.
Per ultimo: anche demonizzare chi usa i boschi per escursioni in moto o in fuoristrada, purche’ rispettose dei divieti assennati ( non emotivi ) e delle strade tracciate, lo ritengo parte di una cultura pseudo-ambientalista- fondamentalista che la mia esperienza mi fa rilevare negli amanti della montagna della domenica , cultura molto lontana da quella contadina che ha, di fatto, protetto i nostri boschi per millenni .
Non si puo’ gridare "al lupo" ogni volta che si intravede una jeep nei boschi e poi chiederne l’aiuto in caso di incendio o frana o incidente dei famosi " escursionisti "; le strade devono essere tenute agibili e di questo dovremmo ringraziare i vari appassionati di fuoristrada e gli autisti dei tanto vituperati trattori.
Gualtiero Pulzato
Brusimpiano
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Rispondo alla lettera che suggerisce di vietare l’utilizzo di legna da ardere.
Vivo ad Arcisate, fuori dal centro abitato, ma per lavoro vado tutti i giorni a Milano (in treno) e sono certa che l’aria che respiro in città è decisamente peggiore di quella che respiro intorno a casa mia, nonostante i camini presenti nelle case. Il camino o ancora di più la “vecchia” stufa a legna sono un rito, un punto di incontro. Due o tre ore la sera con un fuoco acceso rendono l’atmosfera invernale un po’ più calda, rendono ogni casa più accogliente… il fuoco crea un tepore che ti avvolge, che ti accarezza.
Avrei voglia di vedere una statistica sull’età media delle caldaie e sul loro rendimento; andiamo poi a misurare la temperatura di alcuni appartamenti con il riscaldamento centralizzato, dove si vive in maglietta anche in pieno inverno. Quante case sono costruite con i criteri di risparmio energetico (doppi vetri, rivestimenti isolanti…)? Non è forse poi uno spreco di energia (e quindi fonte di inquinamento) l’utilizzo indiscriminato dei condizionatori negli uffici dove il maglione è d’obbligo anche ad agosto? Mi permetto inoltre di spendere un pensiero sulla moda di SUV e fuoristrada giganti: ma quanti chilometri fanno con un litro?
E poi, non abbiamo forse qualche problema con metano e olio combustibile se qualche paese politicamente instabile chiude i rubinetti? Invece di vietare, non sarebbe forse più utile avere una politica energetica seria?
Un’ulteriore precisazione: il rapporto ARPA del 2004 che “accusa” la legna utilizza soltanto 9 stazioni fisse di monitoraggio nell’intera provincia, posizionate nell’area del Sempione e nella città di Varese, più qualche stazione mobile (quante?): mi chiedo come si possano ricavare dati globali sulla provincia da un campione così limitato di misure. Penso che la cara e vecchia legna non sia da demonizzare e quanto alla tutela del nostro patrimonio di boschi, sarebbe sufficiente far rispettare le regole.
Saluti
Elisabetta De Zulian
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