“La legge Svizzera è fuori storia”

Giovanni Chinosi di "Cittadini del mondo" spiega quali difficoltà insormontabili incontrerà chi richiederà asilo in Svizzera

La legge sull’asilo politico approvata ieri in Svizzera con un referendum, ha già riscosso le critiche delle principali associazioni umanitarie. Già prima del referendum era riuscita a far inserire il paese elvetico nella lista nera di Amnesty International, che elenca i paesi che non rispettano i diritti umani. Oggi, invece,  l’alto commissariato Onu per i rifugiati ha espresso con una nota molto chiara la propria delusione per la decisione degli svizzeri. In particolare vengono criticati due punti. Il primo obbliga chi richiede rifugio a consegnare un documento di identità entro 48 ore, e concede solo 30 giorni per la richiesta completa. Il secondo prevede la reclusione fino a due anni per chi, dopo aver visto rifiutata la richiesta d’asilo, non provvede al rimpatrio.

Per capire a fondo quanto sia restrittiva questa legge, abbiamo chiesto chiarimenti a chi si occupa degli asilanti qui a Varese. Come Giovanni Chinosi dell’associazione "Cittadini del mondo", che opera a Sesto Calende da anni aiutando gli asilanti. Perchè mentre molti di noi non conoscono nemmeno l’entità del fenomeno degli asilanti, sicuramente nessuno può capire facilmente quali siano le difficoltà di chi richiede questo diritto.

Perché desta così tante preoccupazioni la clausola delle 48 ore?
«Chi arriva in un paese straniero come rifugiato non ha in mano nulla, i tempi concessi dalla nuova legge non solo sono ristrettissimi, ma rendono praticamente impossibile la richiesta di asilo. Ci sono diversi tipi di asilanti. Chi ad esempio fugge in aereo dalla Sierra Leone, magari scortato, può avere il tempo di portare la documentazione. Ma in molti fuggono quando l’esercito nemico invade le loro città, e di certo non giungono in condizioni semplici e comode».

Qual è la tempistica della legislazione italiana?
«Qui in Italia ci sono tre mesi in cui chi richiede asilo viene accolto e ospitato a spese dello stato, poi per la consegna della documentazione può anche passare qualche anno».

Come giudica la legislazione approvata ieri?
«La legge Svizerra è fuori storia, la storia non va in questa direzione e non si possono chiudere gli occhi».

E la nostra legge, può essere ugualmente considerata restrittiva?
«Qui in Italia la legge non può essere considerata restrittiva, ma è sicuramente datata. Questa legge è nata per affrontare l’immigrazione dei cittadini dell’europa dell’est durante la guerra fredda, che ovviamente venivano accolti a braccia aperte come forza lavoro in una economia occidentale, e da allora è rimasta tale e quale. Gli immigrati di oggi sono molti di più, e con esigenze diverse. Se pensiamo che ogni giorno a Malpensa arrivano circa 40 asilanti, è chiaro come sia necessario affrontare un problema che esiste, e deve essere gestito con gli strumenti adatti».

La nuova legge elvetiche potrà, per riflesso, aumentare le richieste di asilo in Italia?
«Non credo, e comunque spero non accada, il sistema italiano non è già adatto ad affrontare le tantissime richieste attuali».

Se, forse, la legislazione Svizzera non guarda al futuro, certamente non possiamo dire altrettanto di quella italiana. Intanto mentre la Svizzera ha visto nel 2005 il numero più basso di richieste di asilo (10mila, e approvate solo in un terzo dei casi), l’Italia sta arrivando a cifre record, senza accorgersene…

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Pubblicato il 24 Settembre 2006
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