Piazze e forconi
Se non andiamo errati, questo è il campionato numero cinque per i post it. Grazie a tutti i lettori che per così tanto tempo ci hanno permesso di rimanere nella serie A del gradimento di Varesenews. Non abbiamo telefonate da nascondere, non abbiamo trescato con gli arbitri. A questo punto speriamo di non essere penalizzati dall’attenzione di chi ci segue. Da parte nostra, come certi allenatori di un tempo, non promettiamo lo scudetto, ma i gol , il bel gioco e il divertimento sì. Continuate a seguirci da oggi.
COSE DELL’ALTRO MONDIALE – Con il forcone? Sicuro, con il forcone. Armato di questo arcaico ma pur sempre acuminato strumento, l’assessore regionale Massimo Buscemi (Forza Italia) minaccia di calare su Roma nel caso in cui il governo dovesse tagliare i fondi promessi a Varese per il mondiale di ciclismo. Peggio di tutto, precisa l’esponente forzista, se quei soldi dovessero essere dirottati a finanziare la missione italiana in Libano. Ora, non sia mai – per svariati motivi – che Buscemi debba imbracciare per davvero l’agricola Durlindana, ma la scena, qualora dovesse dispiegarsi, potrebbe riservare sviluppi imprevedibili. Esempio: il ministro degli esteri Massimo D’Alema, sospinto dai forconi nordisti, che si presenta al cospetto di Kofi Annan, con le dita intrecciate modello Giandomenico Fracchia e il sorriso stirato mormorando: “Ahem…vecchio mio…ti ricordi quella promessa di mandare le nostre truppe in Medio oriente? Bè, non ci crederai ma m’è scoppiato un casino a Varese e dunque…”
PIAZZISTI – Raccontano le cronache estive che ad agosto il comune di Varese ha dovuto metterci del bello e del buono (innanzitutto in termini di quattrini) per ripulire piazza Monte Grappa dalle zozzerie e dai vandalismi ereditati dai ragazzotti varesini che bivaccano la sera fuori dei bar. Eppure, nelle parole dei politici di casa nostra l’emergenza numero uno sembra essere la vicina piazza Repubblica. Come mai? “Quella è diventata un’enclave musulmana” (Ermolli, vicesindaco di Forza Italia). “Non ci trovi un italiano neanche a pagarlo” (Clerici, consigliere di An). Espressioni che equivalgono più o meno a dire “Sono stato a Rimini e c’era la spiaggia piena di bagnanti, manco uno in giacca e cravatta!” ma che sono funzionali a un trucco ormai fin troppo sgamato: sovrapporre a un problema di ordine pubblico o sociale (il piccolo spaccio di piazza Repubblica) un’etichetta razziale, parlare alla pancia anziché alla testa dell’opinione pubblica. E’ un vizio che speravamo dimenticato in fretta anche perché basta leggere lo sconvolgente reportage dell’Espresso tra i raccoglitori di pomodoro delle Puglie e la voglia di fare il ganassa sugli stranieri ti passa di colpo.
E A PROPOSITO…- Visto che siamo in argomento: in merito alla novantenne rapinata in casa a Varese, tutti i giornali non hanno mancato di sottolineare che l’autore del colpo era “extracomunitario”. Negli stessi giorni, protagonisti di altri fatti di cronaca nera, in quanto italiani, erano definiti semplicemente “banditi”, “spacciatori” e via dicendo. Ma ormai è un tic a cui non si fa neanche più caso. Piuttosto, il quotidiano “La Provincia” ha messo in luce come l’anziana derubata fosse assistita da una badante sudamericana. Cioè una signora che nel fiore degli anni ha detto addio al suo paese, ai suoi affetti per venire a dare affetto e cura a una signora che vive dall’altra parte del mondo e che lei non aveva mai visto prima. Ecco: quella storia – il rapinatore da un lato, la badante dall’altro – è l’immagine perfetta del fenomeno immigrazione ai nostri tempi. Ma troppo spesso ci limitiamo a guardare il primo aspetto ignorando colpevolmente il secondo.
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