SinCobas: “Stop alla precarietà ora”
Per il sindacato "nuovo governo, vecchie ricette" in tema di precariato: si chiedono interventi ben più radicali e una completa inversione di rotta rispetto al passato
Riceviamo e pubblichiamo
Nuovo governo, vecchie ricette: questo il
commento che viene spontaneo di fronte ai provvedimenti che Prodi e
la sua compagine governativa snocciolano un giorno si e l’altro
pure attraverso “generose” interviste ai vari organi di stampa.
Partendo dalla Finanziaria e dagli annunciati taglia a sanità
ed enti locali, passando attraverso le proposte allo studio del
governo per innalzare l’età pensionabile fingendo di
correggere lo “scalone” introdotto dal precedente governo che il
primo gennaio 2008 farebbe salire in una notte da 57 a 60 anni i
requisiti per il pensionamento di lavoratrici e lavoratori con ben 35
anni di lavoro alle spalle, senza dimenticare l’ipocrisia dell’ex
sindacalista ora ministro del lavoro Damiano che di fronte alla più
tradizionale delle forme di lavoro subordinato, quello delle
lavoratrici e dei lavoratori di Atesia, è riuscito ad
inventarsi una assurda distinzione tra chi riceve la telefonata e chi
la fa, non si può che constatare che il “nuovo” governo
non fa che proporre “antichi” rimedi.
Se queste misure
verranno confermate l’autunno sindacale si aprirà
all’insegna di un duro conflitto sociale.
Le lavoratrici ed i
lavoratori già “spremuti” dalla politica economico-sociale
del precedente governo che li ha resi più poveri e più
precari, di fronte alle misure annunciate, rispondono con una ovvia
constatazione: abbiamo già dato!
Le aspettative sulla bontà
del nuovo governo, alimentate
anche da alcune organizzazioni sindacali confederali, rischiano di infrangersi rapidamente contro la
realtà dei fatti.
Un primo appuntamento è già
in calendario: una grande manifestazione a fine ottobre promossa da
un vasto arco di forze sindacali, politiche e sociali all’insegna
della parola d’ordine: STOP PRECARIETÀ ORA!
La pubblica
amministrazione con le sue centinaia di migliaia di precari e
precarie è tra i principali imputati. Il Governo è di
fronte ad un bivio: dare l’esempio ai datori di lavoro privati
stabilizzando i precari pubblici, intervenire con misure fiscali che
penalizzino le assunzioni cosiddette atipiche e incentivino le
assunzioni stabili, incrementare verifiche e controlli per far
emergere il lavoro nero e la connessa evasione fiscale e
contributiva, cancellare la legge 30 e operare un’inversione di
rotta nelle politiche del lavoro rispetto al governo precedente
oppure restare nel “solco del berlusconismo”.
Servono fatti
concreti che rispondano ai bisogni di stabilità lavorativa e
di tutela delle retribuzioni dall’inflazione: via quindi tutte le
leggi che hanno precarizzato il lavoro, ripristino di un meccanismo
di recupero automatico della perdita del potere d’acquisti di
salari e pensioni!
La “verifica” del Governo non riguarderà
solo le aule parlamentari ma anche i luoghi di lavoro e le piazze.
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Loro ne fanno già parte
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