Stazione Nord, un porto di mare
Nessun problema particolare per il gestore del bar, ma i vandalismi all'esterno, denunciati da una nostra lettrice, ci sono e allarmano i viaggiatori
Il bar della stazione Nord è, come di tutti i bar delle stazioni, un piccolo microcosmo. Gente che va e gente che viene, di tutti i colori, stirpi e religioni: magrebini e nigeriani, albanesi e siciliani, bustocchi e lonatesi. Fuori, tre nordafricani sorseggiano un caffè con mediterranea lentezza; dentro, al bancone, Franco, il gestore, chiacchiera tranquillo con due clienti abituali. Argomento del giorno, manco a dirlo, l’invasione di mosche: e qualcuna sta effettivamente svolazzando nel locale, attratta forse dai resti di bibite sotto la spina.
Ma siamo qui per tutt’altro. Una e-mail inviataci da una lettrice ci mette in guardia sulla cattiva frequentazione della zona e sulla presenza di vandali e personaggi poco raccomandabili che imperversano attorno alla stazione. Il bar è ovviamente il primo posto in cui chiedere lumi: è l’equivalente ferroviario della classica taverna del porto, dopotutto. E i (pochi) viaggiatori in attesa dei treni a mezzogiorno e mezzo di una infuocata giornata di settembre non si sono rivelati molto loquaci, e neppure frequentatori abituali della stazione di Busto. L’orario del resto non è dei più felici per un’inchiesta approfondita; ma basta per fiutare il vento.
All’ora di pranzo la maggioranza dei viaggiatori non sono italiani, ma extracomunitari, con una singolare concentrazione di giovani donne dell’Africa nera. Di sera, la situazione diventa più inquietante, per chi rientra dopo i pendolari dell’ora di punta, rassegnati a ritardi biblici. Forse è proprio la presenza di tanti stranieri a mettere a disagio, quando il vedere in giro facce da magrebino/albanese/negro/zingaro/(aggiungere razzismo a piacere) non risulta rassicurante per il bustocco medio, non noto per la sua apertura al mondo. Ma le bici sfasciate nel parcheggio sono lì, qualcuno le avrà ben prese a calci o smontate, qualcun altro ha visto e, per evitare una coltellata in pancia, ha fatto finta di niente, come riferisce la nostra lettrice. E restano lì, perchè i proprietari non si prendono neanche la pena di rimuoverle, visto come sono ridotte.
Franco, dal suo bancone, dichiara di non aver mai avuto problemi particolari all’interno del bar ("fidati, te lo dico io: un tempo ero vigile urbano"). "Certo, c’è qualcuno che magari beve, si mette a cantare o gridare, ma danni qua dentro non ce ne hanno mai fatti". "Ci siamo qua noi" aggiungono i due avventori al bancone, pronti a fare da improvvisata security per l’amico. Il gestore non può negare, tuttavia, che al di fuori accada un po’ di tutto; "certo, basta guardare cosa avviene alle biciclette, danneggiate i vario modo (vedi galleria fotografica). Anch’io ho trovato danneggiata la serranda del bar, qualche volta; qualche vandalo di passaggio in piena notte".
I due avventori del bar, e Franco con loro, rilanciano domande che già erano state poste qualche giorno fa: come mai il posteggio per le biciclette non è custodito, oltre a non bastare per tutti coloro che si recano in bici in stazione per andare a lavorare, legando il mezzo dove capita? "Il Comune dovrebbe rendere questo servizio; non solo, ma dovrebbe far sorvegliare adeguatamente, e con delle telecamere, la zona dei parcheggi" concludono.
Come osserva uno dei due clienti, siciliano: "Da noi si dice che il morto t’accorgi che è morto solo dopo che l’hanno ammazzato, perchè prima era vivo". Cinica, lapalissiana saggezza sicula: come a dire, poche domande sciocche, e tenere bene aperti gli occhi. Nel bene e nel male, certi fatti basta volerli vedere.
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