Tra bocce e tigli secolari, ecco la storia del belvedere
L'origine in una targhetta nascosta nel muro: potrebbe datare 1800, decisa dal Barone Baroffio. I ricordi di due memorie storiche, Ernesto Colli e Giancarlo Vettore
Il belvedere di via Monte Grappa è una delle perle di Azzate. Il panorama di cui si può godere dalla scalinata e dalla strada è unico, senza dubbio uno dei più belli della Provincia. I lavori che l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giovanni Nicora sta portando avanti hanno ovviamente destato l’attenzione degli azzatesi, soprattutto dei più anziani e attenti, le cosiddette “memorie storiche” del paese. Parlando con la gente in giro per le stradine di Azzate, i due nomi più gettonati per scoprire aneddoti e storie interessanti sono stati quelli di Ernesto Colli, 71 anni, proprietario della tabaccheria Monti, e di Giancarlo Vettore, 61 anni, storico per passione che da 30 anni sta cercando di ricostruire passo passo le vicende di Azzate.
L’idea di ristrutturare il belvedere non è nuova. Nicora, primo cittadino eletto nel 2004, si è limitato a dare il via libera ai lavori, cosa da non sottovalutare visto che i progetti giacevano in un cassetto dal 1991: «C’è un panorama straordinario – spiega -, una sistemazione è naturale. Vogliamo abbellire la zona, Azzate è ricca di bellezze. La Piana di Vegonno è un esempio, entrata a far parte dei Luoghi del Cuore del Fai: le votazioni si chiudono il 15 settembre, spero che in tanti scelgano Azzate».
Tornando alla “storia” del belvedere, siamo riusciti a scoprine le
origini. È Vettore a raccontare che «in una piccola targhetta all’interno del muro di cinta – spiega – sono riportate le sigle P.B.B., ovvero piazza Barone Baroffio, che anticamente, nell’800, viveva ad Azzate a Villa Cornelia, proprio alle spalle del belvedere: lui presumibilmente fece costruire il belvedere. Il Barone morì senza figli e tante delle sue opere sono state donate all’allora costituendo Museo Baroffio del Sacro Monte». Che il belvedere fosse un punto di ritrovo per gli azzatesi ce lo raccontano entrambi i nostri storici improvvisati: «Sulla destra, verso il basso, c’era la trattoria “3 Re”, prima ancora prestinaio e poi primo tabaccaio di Azzate», spiegano Colli
e Vettore. «Una volta c’era un muro di cinta che divideva lo spazio privato della famiglia Ghiringhelli dalla strada pubblica, dove sorgeva il campo di bocce, vicino al tiglio che anche allora dominava il belvedere – racconta Colli -. Ci abitavano i contadini, poi la strada proseguiva fino alle cascine sottostanti». Sotto il belvedere c’è un’altra “chicca”: in una casetta da poco ristrutturata, già abitazione del medico condotto di Azzate, dottor Acquadro, c’è un’antica meridiana. Nella scalinata che lo sovrasta, invece, c’era un’effige della Madonna, murata nei lavori che hanno portato all’edificazione della casa all’angolo con via Verdi.
Antonio Ghiringhelli decise poi di comprare la villa che un tempo fu delle famiglie Bossi e Riva, abbandonando la sua vecchia magione di Sant’Albino, «per dimostrare agli azzatesi che il nuovo “signorotto” era lui», spiegano i maligni. Ghiringhelli, al quale voci accreditate dicono sarà dedicato il belvedere, era un imprenditore tessile che diede lavoro a tante persone ad Azzate e nei paesi limitrofi. La sua azienda continua a produrre ad Erbamolle, mandata avanti da figli e nipoti. Fu anche sindaco negli Anni
Sessanta: fin quando vivette, garantì l’accesso ai “2 Pini”, altro luogo storico di Azzate compreso all’interno della sua proprietà, termine di una lunga passeggiata oggi non più accessibile al pubblico. Negli anni si sono susseguiti progetti e polemiche annesse sulla possibilità di realizzare alberghi ed edifici con vista panoramica, mai messi effettivamente in cantiere a causa dei vincoli imposti dalle varie amministrazioni comunali e dalla proprietà del terreno. In aprile (termine dei lavori) si potrà tirare un bilancio del lavoro svolto: in un paese da sempre diviso non è azzardato immaginare a due fazioni, gli scontenti e gli entusiasti. L’importante è che il panorama dal “balcone” di Azzate rimanga intatto.
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