Come dite voi lombardi, “Chiagni e fotti”?
Dove ci si proclama prigionieri politici, si vorrebbe mettere il naso nella vita di Bobo Vieri e si fa – ahinoi –un frontale con un treno
Qual è il mestiere più divertente del mondo? Da questa settimana, ufficialmente, quello di spiare Bobo Vieri. Vuoi mettere tra pedinare uno che passa la vita entrando o uscendo da un consiglio d’amministrazione all’altro e invece un altro che una sera si porta a cena Elisabetta Canalis e quella dopo Fernanda Lessa? E’ proprio vero che in Italia qualsiasi scandalo finisce in vacca (absit iniuria verbis…)
TAMMURRIATA PADANA – Protestare contro la Finanziaria si può, si deve, fate come volete voi. Ma la sceneggiata vista venerdì in consiglio comunale, con la maggioranza che blocca i lavori di un’istituzione (s’era mai visto?) dimostra una cosa sola: ormai da una dozzina d’anni Varese è letteralmente ostaggio di un partito – la Lega – che senza nemmeno averne i numeri, impone a tutti le sue scelte, i suoi stili, la sua mentalità, che tratta Varese come la sua personale stanza dei giochi: così, mentre altre città del Nord (anche di centrodestra, che cosa vi credevate?) aprono le porte all’arte, alla scienza, si misurano col futuro, noi siamo fermi al folclore padano, ai campanacci e ai cartelli in dialetto. Quello a cui si è assistito a Palazzo Estense ricorda il bambino che ripete ossessivo “cacca, cacca, cacca!” per attirare l’attenzione dei grandi. Continuiamo a sperare che la guida di un personaggio come Attilio Fontana possa imprimere una sterzata rispetto al passato, ma ci assale un sospetto: che anche il suo nome, come i nostri, figuri nell’elenco degli ostaggi.
BEAU GESTE – La tammuriata di cui sopra rende ancor più grottesca una vicenda che altrimenti sarebbe passata come fatto secondario, vale a dire la nomina del city manager di Palazzo Estense. Posto che quel ruolo è emanazione diretta del sindaco e che dunque è inevitabile pagare un tributo al cosiddetto “spoil system”, si aprivano due possibilità. La prima: visto che in cassa non c’è un euro, che la Finanziaria massacra i comuni, si nomina il direttore generale ma con un compenso di gran lunga inferiore ai 150 mila euro messi in conto (per dire: Kofi Annan si becca un appannaggio di 270 mila dollari per mandare avanti la baracca dell’Onu). La seconda: si spendono i 150 mila euro di cui sopra ma si sceglie un manager con una capoccia tanta, un bomber da 15 gol garantiti a campionato. E invece, stando a tutti i rumors univoci, ci beccheremo uno lottizzato e strapagato. A proposito, come si dice in lombardo “chiagni e fotti”?
SETTE E QUARANTA – Saliremo sul sette e quaranta (nel senso di treno) portandoci appresso il sette e trenta (nel senso di denuncia dei redditi)? La proposta dell’assessore regionale Raffaele Cattaneo di far pagare il biglietto delle Nord a seconda del reddito merita attenzione, ma Cattaneo per primo si sarà reso conto di un dettaglio non trascurabile: la trovata va a sbattere di muso contro il più macroscopico inganno che l’intero paese subisce da decenni, l’evasione fiscale. Dati alla mano, fin a quando la media denunciata da un gioielliere sarà di 16 mila euro o quella di un ristoratore di 20 mila, ogni politica dei redditi sarà falsata in partenza da queste cifre sfacciate, dalla più impunita forma di ingiustizia fiscale che si conosca. Applicando la regola, andrebbe a finire che i furbi viaggerebbero gratis in treno (anzi, no, loro ci hanno il Suv) e gli onesti dovranno pagare il biglietto anche per i primi.
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