Comuni “ribelli”: «Acqua, una gestione diversa è possibile»
Tradate, Castiglione Olona, Castelseprio e Lonate Ceppino hanno fatto saltare un accordo per la gestione provinciale ciclo delle acque. Illustreranno la loro proposta lunedì 9 ottobre al Castello di Monteruzzo
Un vero e proprio terremoto durante la riunione dei Comuni dell’Ato (ambito territoriale ottimale), che la settimana scorsa avrebbe dovuto siglare un accordo tra i comuni di tutta la provincia per una gestione unitaria del ciclo delle acque. Quattro comuni, infatti, si sono ribellati a tale decisione definendola “forzata”: Tradate, Castiglione Olona, Castelseprio e Lonate Ceppino. E non si tratta di una questione politica (questi quattro comuni sono di “colori” diversi), bensì di un’operazione secondo cui i quattro sindaci propongono una gestione diversa del ciclo delle acque, rispetto a quanto contenuto dalla Legge Galli. Uno scenario, cioè, che preveda la condivisione del ciclo delel acque in territori omogenei, che abbiamo cioè le stesse problematiche per quanto riguarda l’acqua.
Secondo la legge Galli, che risale al 1994, si sarebbe dovuto sistemare il ciclo delle acque con un’ottica non solo comunale, ma sovracomunale, con la nascita degli ambiti territorio ottimali (Ato), enti in cui sarebbero dovuti confluire gli acquedotti di diversi Comuni appartenenti a un territorio omogeneo. L’Ato avrebbe poi indetto una gara d’appalto e affidato a un gestore competente il mantenimento del servizio. Ed è proprio questa interpretazione della legge che viene messa in discussione dai comuni “ribelli”.
Secondo i sindaci dei quattro comuni, sarebbe possibile creare una gestione alternativa del ciclo delle acque (proprietà, gestione ed erogazione), non unica dal punto di vista provinciale, ma dando vita a zone omogenee per caratteristiche territoriali e per esigenze. «Aree che poi facciano naturalmente riferimento all’Ato per un coordinamento della gestione delle acque di tutta la provincia – spiega il sindaco di Tradate, Stefano Candiani -. Abbiamo dato battaglia e aperto gli occhi anche ad altri comuni. Ma illustreremo presto la nostra interpretazione della legge in un incontro in cui saranno invitati tutti i sindaci della provincia».
È infatti in programma per lunedì 9 ottobre al castello di Monteruzzo, un incontro con tutti i rappresentanti dei comuni della provincia. Incontro durante il quale i quattro comuni “ribelli” spiegheranno cosa li abbia spinti a non avvallare un accordo di gestione unica. «Il modello proposto che prevede un ente provinciale proprietario di tutti gli acquedotti, è forzato – spiega il sindaco di Castiglione Olona, Giuseppe Battaini -. Non mettiamo in discussione il modello fondante dell’Ato, ma puntiamo a capire il miglior modello gestionale del ciclo delle acque».
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