“Contro il commercio, una finanziaria ideologica”
L'assemblea Uniascom del sessantesimo stigmatizza le decisioni economiche del Governo. In nome del piccolo commercio

Finanziaria, finanziaria e ancora finanziaria. E’ questa le preoccupazione, il chiodo fisso, il leit motiv che aleggia nella assemblea generale di Uniascom del sessantesimo.
Che questa finanziaria avesse perlomeno scontentato i commercianti, lo si era già intuito dall’ultimo editoriale del loro house organ, “la Vetrina”.
Ma la conferma definitiva è stata data dagli interventi che si sono succeduti nel corso della asemblea generale di Uniascom del sessantesimo, in corso a ville Ponti dalle 18 del 20 ottobre: ne ha parlato il sindaco di Varese Fontana, il vicepresidente della provincia De Wolf, il presidente di Uniascom Carlo Bottinelli e il presidente di Confcommercio Sangalli.
Tutti, con un’unica impressione: che questa finanziaria sia ideologicamente contro i commercianti. Nelle decisioni sugli studi di settore, nella criminalizzazione della mancanza dello scontrino. Con tanto di appello ai rappresentanti della maggioranza di Governo seduti in prima fila, l’onorevole Daniele Marantelli e il senatore Paolo Rossi, perchè venga portata avanti "almeno qualche lavoro infrastrutturale per il territorio: se non la pedemontana, almeno l’arcisate stabio" ha sottolineato il sindaco di Varese.
E’ stata così all’insegna della preoccupazione per il futuro la festa per i sessant’anni della storica associazione, che vanta 11mila soci, duecento dipendenti al lavoro per soddisfare le richieste di servizi degli associati, e più di 10.000 metri quadri di uffici in 5 sedi principali e dieci filiali.
Una preoccupazione esternata dalla relazione del presidente di Uniascom, riservata soprattutto ai negozi più piccoli, al commercio minuto, quello della porta accanto, quello che viene
sempre più soffocato dai grandi centri commerciali: Bottinelli ricorda gli effetti
sul commercio della riforma Bersani “che non ha voluto tenere in alcun
conto le nostre proposte con il risultato di praticare la più
importante e direi selvaggia liberalizzazione che mai un paese
tradizionalmente protezionistico come il nostro abbia mai operato”, una riforma secondo Bottinelli mitigata e compensata dal piano del commercio della Regione Lombardia che "finalmente dà pieno riconoscimento al commercio per così dire tradizionale e nello stesso tempo fissa un nuovo limite, adottando il termine "impatto zero" all’espansione della grande distribuzione".
Per aiutare i commercianti e il territorio, i problemi restano drammaticamente sempre gli stessi: infrastrutture, senza le quali non è possibile crescere, e un rilancio del mercato, senza il quale la crescita non riparte. Ma che sono necessari per poter sperare nel futuro, per non vedere una categoria semplicemente invecchiare, per far tornare i giovani all’imprenditoria nel commercio e alla partecipazione.
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