«Dico no al Partito democratico perchè mancano i valori comuni»

Gloria Buffo, ospite della minoranza Ds al collegio De Filippi, anticipa a Varesenews alcune considerazioni: «In Italia serve una sinistra forte»

Partito democratico, si o no? Per la sinistra Ds la risposta giusta è la seconda. «Non ci sono i presupposti per farlo, anche se si tacciono i problemi per non far emergere le visioni tra Ds e Margherita, mancano i valori comuni». L’onorevole Gloria Buffo, storica rappresentante della minoranza interna ai Ds, anticipa alcune considerazioni che farà questa sera al collegio De Filippi di Varese, nell’ambito dell’incontro “Il futuro della Sinistra è il Partito democratico?”. «Prima di tutto voglio però fare una puntualizzazione: il dibattito sul partito unico non deve in alcun modo condizionare il Governo, è un impegno che dobbiamo prendere tutti per non creare tensioni interne».

Onorevole Buffo, perché la sinistra Ds è così ostile al progetto del Partito democratico?
Perché non penso che sia la prospettiva giusta per interpretare i bisogni del Paese, per dare risposte concrete ai problemi della società italiana. La globalizzazione, il precariato, la laicità; sono tutti temi che pongono delle sfide alla sinistra, sfide che i Ds non possono rinunciare a raccogliere. Per questo ci batteremo affinché l’esito del prossimo congresso del nostro partito non sia l’approdo nel Partito democratico.

L’unione di Ds e Margherita non può essere un valore aggiunto per la coalizione di centrosinistra?
I dati parlano chiaro, la somma dei voti dei nostri due partiti è uguale sia nel 2001, quando eravamo divisi, sia nel 2006, quando invece correvamo insieme nella lista “Uniti nell’Ulivo”. Ds e Margherita sono alleati ma hanno storie e anche elettorati di riferimento diversi, non vedo per quale motivo dovrei fare un partito unico con la senatrice Binetti, per fare soo un esempio.

Perché il Partito democratico riscuoterebbe maggiore gradimento nell’elettorato moderato.
Mi sembra che questa idea della conquista del centro abbia fatto il suo tempo. I suoi precursori, Schroder in Germania e Blair in Inghilterra, sono oggi in grande difficoltà. Le nuove sfide hanno bisogno di una sinistra forte, l’obiettivo dei Ds deve essere proprio quello di unire la sinistra italiana per dare delle risposte valide ai problemi concreti, come il precariato e i diritti civili.

Pensate quindi ad un aggregazione con la sinistra radicale in alternativa alla fusione con la Margherita?
Non mi riferisco ad operazioni di segreterie e ceti dirigenti, quando parlo di sinistra penso alla società italiana: i giovani, i pensionati, le associazioni. La gente si aspetta dei cambiamenti veri ora che siamo al Governo, è un discorso più di contenuti che di geografia politica.

In ogni caso l’alleanza coi centristi è una condizione imprescindibile per stare al Governo: l’unione di Ds e Margherita non semplificherebbe le cose?
Un conto è stare in una coalizione da alleati, altra cosa fondare un partito unico. In una coalizione si media tra posizioni diverse per raggiungere un punto di vista comune, un partito invece porta avanti una sua precisa visione della politica e della società. Secondo me i Ds, il più grande paartito della sinistra italiana, non possono venir meno a questo compito. A chi dice che i Democratici di sinistra in questa fase non bastano più, rispondo che sono stai proprio loro, gli attuali dirigenti, a volere un partito strutturato in questa maniera.
C’è poi la questione della collocazione internazionale. Fassino dice che l’unica casa possibile è quella del socialismo europeo, che Rutelli ha però definito un «cane morto». Prodi ha invece lanciato l’idea di una doppia appartenenza oppure di fondare un nuovo gruppo parlamentare, portando così in Europa questa anomalia tutta italiana. E’ evidente che c’è molta confusione, d’altronde un partito non si inventa così dall’oggi al domani. La verità è che il Partito democratico sta nascendo sui silenzi, i gruppi dirigenti di Ds e Margherita tacciono sulle questioni essenziali, come i diritti civili e la stessa collocazione europea, ed è questa la cosa più grave

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Pubblicato il 27 Ottobre 2006
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