Il lago di Varese torna balneabile. E ora rischia
La notizia non entusiasma gli studiosi dell'Insubria. Il professor Crosa spiega perchè è meglio dimenticare quel bacino
Se tutto andrà per il verso giusto, nell’estate 2007 il lago di Varese tornerà balneabile. Gli sforzi sostenuti dalla Provincia per ridare vita al bacino lacustre ormai asfiattico stanno per dare i frutti sperati. Per tutta l’estate scorsa i rilievi realizzati dall’Asl hanno dato risultati positivi, tanto da indurre il presidente Marco Reguzzoni a dare il lieto annuncio, seppur con la dovuta cautela.
L’idea del lago risorto a nuova vita, con davanti un futuro di attrattiva turistica, però, non piace a Giuseppe Crosa, professore di ecologia all’Università dell’Insubria.
«Il lago di Varese è per sua conformazione un luogo che invita all’introspezione, alla contemplazione della natura. Trasformarlo in località balneabile vorrebbe dire distruggerlo».
Erano oltre quarant’anni che Varese attendeva di riavere il suo lago
E nulla vieta alla popolazione di tornare ad appropriarsi del suo bene naturalistico. Ma non si può pensare ad uno sfruttamento selvaggio: le acque sono torbide e un tantino puzzolenti, il fondo è melmoso, d’estate l’attività biologica è molto elevata. Renderlo balneabile sarebbe corretto secondo i parametri stabiliti dalla legge, ma un po’ forzato dal punto di vista naturale.
E secondo lei come si potrebbe "sfruttarlo"?
Lasciandolo selvaggio e quasi irrangiungibile. Non si deve pensare di costruire parcheggi o baretti, allestire spiagge o attività chiassose. Per gustare il silenzio della natura, per sfruttare il carattere rilassante del suo paesaggio si deve lasciarlo incontaminato, così solo le persone che realmente vogliono assaporare il tuffo nella natura si sobbarcano spostamenti tra rami e alberi.
C’è, però, anche una pista ciclabile che facilita non poco l’accesso al lago…
Il mio invito è che si lasci solo quella. Anzi, io l’avrei preferita sterrata, per quei pochi veramente appassionati. La provincia di Varese offre tante opportunità turistiche: per ciascuno si dovrebbe scegliere quella più affine alla sua specificità. Il lago di Varese è un ambiente per pochi intimi, per un turismo riservato: è piccolo e poco adatto a raccogliere masse di persone che , non trovando spazio adeguato, alla fine si arrabbierebbero. Un po’ come la Liguria d’estate, dove si fanno grandi code, per non trovare parcheggio, essere stretti in spiaggia….
E i piccoli borghi rivieraschi che già speravano di sfruttare quella risorsa?
I paesini farebbero meglio a vendere il proprio carattere tipico, il borgo storico, le vetrine caratteristiche. Le acque torbide non sono un bigliettino da visita così invitante….
Allora, sarebbe stato meglio abbandonare il lago al suo destino?
Noi abbiamo innanzitutto il dovere morale di consegnare ai posteri l’ecosistema integro. Non possiamo, però, pensare di dover tutelare e preservare l’ambiente per fruirne. Il lago di Varese è stato salvato, in passato, dalla cementificazione selvaggia proprio dal suo essere inquinato. Ora che è risanatono non possiamo deturparlo attirando migliaia di turisti che non può accogliere
Niente nuoto, quindi, e così niente barche, niente sci nautico?
Niente di niente. Tutt’al più, canottaggio, uno sport dolce e silenzioso.Senza pensare di organizzarvi i mondiali….
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