La guerra del telefonino
L'Internazionale ha pubblicato un articolo di Stan Cox sulle condizioni di lavoro nelle miniere del Congo; da qui provengono buona parte delle materie prime per l'industria elettronica
I pilastri della comunicazione globale? Sono in Congo. Una frase strana solo a prima vista, dato che l’industria globale dei cellulari e dei computer si fonda sulla produzione di stagno, tantalio, rame e cobalto. E la Repubblica Popolare del Congo possiede un terzo delle riserve mondiali di cassiterite, la principale fonte dello stagno, e tra il 64 e l’80 per cento delle riserve di coltan, da cui si estrae il tantalio, usato nei congegni elettronici grazie alla sua capacità di resistere ad altissime temperature. Senza contare le riserve di rame (10 per cento sul totale) e quelle di cobalto (tra il 30 e il 40 per cento).
Dati noti a pochi, come poco note sono le condizioni delle miniere congolesi da cui si estraggono queste preziose materie prime. Questa settimana il settimanale Internazionale ha deciso di dedicare la copertina a questo tema, dando spazio a un’inchiesta portata avanti dal giornalista Stan Cox per lo statunitense Alternet. In Congo buona parte dei minatori sono piccoli artigiani che lavorano in condizioni estreme, in tunnel privi di ogni forma di sicurezza e trasportando carichi incredibili. Lavoratori indipendenti solo in teoria, visto che i militari dell’esercito (spesso si tratta di milizie ribelli della guerra civile, in via di integrazione ma sottopagate) impongono pesanti tasse sulle materie prime estratte, o se ne appropriano con la violenza. Lo scenario è ancora più fosco nell’area nord-est del paese, dove, come documenta l’ong britannica Global witness, i soldati compiono ogni sorta di violenze, dal saccheggio all’omicidio «per ottenere il controllo delle aree ricche di risorse naturali o almeno imporre un tributo sull’estrazione dei metalli». E’ dell’anno scorso, invece, un reportage della Bbc sulla miniera di rame e cobalto di Ruashi, in cui circa quattromila operai – alcuni dei quali sono bambini di otto anni – "scavano e setacciano dall’alba al tramonto".
Una situazione che peggiora man mano aumentano le richieste mondiali di materie prime, a causa della durata sempre più breve del prodotto (ormai i consumatori cambiano cellulare quasi tutti gli anni) e, paradossalmente, del maggiore rispetto per l’ambiente da parte dei produttori: dopo che l’Ue ha vietato l’uso del piombo nei cellulari, la domanda di stagno è aumentata del 150 per cento, e da allora non è mai scesa. Quale potrebbe essere una soluzione? Cox parla delle organizzazioni non profit e commerciali che hanno cominciato a raccogliere i cellulari usati per riciclarli o rivenderli (in Italia un protocollo d’intesa è stato firmato nel 1999 dalla Vodafone con Legambiente).
Un consumo più responsabile potrebbe essere un primo passo verso un’economia sostenibile, anche se in realtà non si tratta di un’azione risolutiva. L’articolo dell’Alternet si chiude con un amaro paradosso, ricordando come un giornalista di Channel Four, Jonathan Miller, abbia chiesto ad alcuni minatori se sapevano a che cosa sarebbe servito il loro carico. «Nessuno sapeva che la cassiterite era destinata all’industria elettronica dei ricchi. Un uomo ha risposto: "Va in America, serve per ricostruire le torri gemelle e il Pentagono". Non so se Miller abbia avuto il coraggio di rivelargli la verità, e cioè che entro un anno o due buona parte dello stagno contenuto nelle rocce che portava sulle spalle sarebbe finito inutilizzato in un cassetto o in una discarica».
L’Internazionale è un settimanale che raccoglie una selezione di articoli provenienti da quotidiani e periodici della stampa internazionale. Ogni venerdì esce con "il meglio dei giornali di tutto il mondo".
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