Teo Teocoli: «Imitavo Celentano e Piero Chiara rideva»
Tutto esaurito a Villa Panza per la partecipazione del mattatore che ricordava lo scrittore di Luino durante le riprese dello sceneggiato "Il Balordo"
«Che bella questa villa. Ma è in vendita?» È appena arrivato a Villa Panza e subito piazza la battuta. Ad aspettare Teo Teocoli, nel Salone Impero, c’è un’autentica folla, al punto che ad un quarto d’ora dall’inizio la direzione della villa è costretta a chiudere le porte. Non c’è un posto nemmeno in piedi per ascoltare il mattatore che racconta il suo ricordo di Piero Chiara. Infatti, nel 1978, Teocoli era tra gli interpreti dello sceneggiato “Il Balordo”, tratto dall’omonimo libro dello scrittore di Luino. «Piero Chiara era un uomo semplicissimo – racconta Teocoli -.Veniva sul set a seguire le riprese, sempre con discrezione. Ricordo che una mattina un operatore un po’ brusco gli disse: “Senta, puo’ spostarsi di lì”. Lui rispose, timidamente ,che era l’autore dei testi».
Chiara amava il popolo, la gente semplice, la spontaneità. Teocoli era un ragazzo arrivato dal sud, come del resto lo scrittore, e cercava di affermarsi al nord come attore: «Ero un autodidatta e facevo fatica a ricordare tutte le battute a memoria. Allora Chiara mi incoraggiava, dicendomi di non preoccuparmi, di essere spontaneo e di non recitare a memoria. E io, allora, lo facevo ridere con la mia imitazione di Adriano Celentano».
Teocoli nel Balordo interpretava il ruolo di un gay e doveva recitare insieme a Tino Buazzelli, un mito per il grande pubblico perché era il volto dell’investigatore privato Nero Wolfe: «Non era semplice nel 1978 fare il ruolo di un gay, non è mica come adesso. Con Buazzelli che pesava 150 chili era un divertimento e il regista, Pino Passalacqua, voleva addirittura che noi dormissimo insieme. Ma il peggio arrivò quando dovemmo girare una scena in sidecar. Io guidavo e Buazzelli era seduto al mio fianco. C’era un rettilineo e nient’altro intorno. L’unica cosa che si vedeva era un albero. Io lo vedevo avvicinarsi e, come si fa sui sidecar, cercavo di sterzare spostando un po’ il peso, ma al mio fianco avevo Buazzelli che pesava 150 chili e col cavolo che lo spostavi. Ad un certo punto lui mi guardò e disse : “Aho, ma che cazzo stai a fa”»
L’incontro con Piero Chiara segnò la vita di Teocoli. Forse fu un caso, ma l’attore si legò a Varese per motivi d’amore, avendo conosciuto e sposato una varesina, in prima fila a Villa Panza . Ogni anno porta nella Citta Giardino il suo “One man show”, facendo sempre il tutto esaurito: «Anche la prossima primavera ci sarò. È una soddisfazione e un piacere perché mi sento un po’ varesino d’adozione».
Teo Teocoli in realtà era già stato adottato da Milano. A quattro anni era venuto su al nord: «Io la mattina mi alzavo e vedevo il mare e sentivo il profumo degli aranceti. Quando sono arrivato a Milano sono andato a vivere con la mia famiglia in una cascina e quando uscivo la mattina vedevo la Pianura Padana, cioè niente. Poi ho abitato nelle case popolari e con quelli delle case minime organizzavamo partite di pallone. Ma in 100 contro 100 non si poteva, era difficile. E poi a Milano c’erano le ragazze i prati e soprattutto c’era già il Milan».
Secondo Teocoli un cantore come Piero Chiara oggi non c’è più: «I suoi personaggi erano unici. Se potessi scegliere di interpretarne ancora, ne sceglierei uno della "Stanza del vescovo"».
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