Un bassista per la Disney
Marco Mariniello racconta la sua esperienza con Luca Dirisio, nel nuovo musical della Disney
Finalmente stiamo per avere “High School”, il nuovo attesissimo musical della Disney che negli Stati Uniti ha già battuto ogni record di ascolti per le trasmissioni via cavo. Quello che quasi tutti sanno è che la versione italiana del tema portante – “Breaking Free” – è stata affidata a Luca Dirisio, ma quello che ben pochi sanno è che Luca ha realizzato l’adattamento “Se provi a volare” affiancato dalla casa di produzione che lo segue fin dall’esordio di “Calma e sangue freddo”, ovvero la Sunrise Production di Giuliano Boursier con sede a Casale Litta. Tra di loro, c’è anche un artista varesino che da anni raccoglie con discrezione un risultato dopo l’altro: Marco Mariniello. Giovane bassista esigente, estremamente professionale e dotato di una musicalità innata, Marco si è affermato portando con sè perfezionismo e spontaneità, raccogliendo consensi sia sui palchi che in sala. Fino ad ora la sua carriera è stata un continuo crescendo. Dal primo concerto all’età di nove anni ad oggi c’è stato tantissimo studio, la gavetta in giro per l’Italia e l’Europa, l’esperienza televisiva nell’orchestra RAI di “Scommettiamo che”, l’incontro con Giuliano Boursier e tante collaborazioni come quella con Riccardo Fogli e Gatto Panceri, arrivando fino all’esplosione di Luca Dirisio che Marco ha seguito sia in studio che in Tour.
Marco, com’è stato lavorare a questo progetto della Disney?
Per un musicista come me, è stata davvero una conquista oltre che una grande esperienza. Ovviamente le parti musicali erano fisse, ma Luca (Dirisio) ha creato un testo molto bello lanciando il messaggio – suggerito anche nel titolo della canzone – di provare, avere coraggio, non mollare mai. Questo in piena sintonia con lo spirito del musical e della linea Disney, bravissima nel dare sempre messaggi chiari, che arrivano a tutti.
Puoi anticiparci qualcosa del tema che avete inciso?
“Se provi a volare” è un brano rock pieno di energia dall’inizio alla fine. Incarna un po’ la spinta dei sogni, del cercare di seguire le proprie ambizioni senza arrendersi. Nella versione americana è cantato da una donna. In Italia la Disney ha voluto invece un uomo e ha scelto Luca, che vedremo in versione un po’ più rock rispetto al solito.
Oltre a questo progetto, sei reduce dal Tour con Luca Dirisio. Com’è stato il vostro incontro?
Beh, anni fa ho conosciuto un musicista con cui sono entrato subito in sintonia e che si è affermato come produttore. Sto parlando di Giuliano Boursier. Da quando è nata la Sunrise, Giuliano ha visto passare negli studi di Casale Litta molti giovani talenti di cui alcuni hanno raggiunto il successo (Daniele Stefani e Roberto Angelini per esempio). Però il botto più grosso è stato senza dubbi Luca Dirisio, che dopo aver cercato più volte, ma senza successo, di trovare un produttore ha veramente fatto un ultimo tentativo approdando alla Sunrise. “Calma e sangue freddo” ha colpito Giuliano che ha intravisto ciò che sarebbe potuto diventare. Il pezzo in origine era più reggae-tradizionale, lo abbiamo ripreso, ri-arrangiato e ne è uscita quella straordinaria hit che ha scalato le classifiche. Stimo moltissimo Luca Dirisio e penso che abbia molto da dare. Tra di noi e con gli altri musicisti del gruppo che lo accompagna c’è un rapporto di grande fiducia reciproca, che si soprattutto durante i concerti. Sul palco c’è affiatamento, fondamentale affinché lo spettacolo abbia la migliore resa.
Dunque per un musicista sul palco ci deve essere molto di più oltre alla concentrazione…
Quando si suona dal vivo non bisogna perdere la concentrazione su quello che si fa, però il concerto è uno spettacolo che porti in scena di fronte alla gente, che si aspetta qualcosa da te. Per questo credo che anche la presenza sul palco sia importante, tanto quanto la musica suonata. Essere affiatati conta ancora di più, tanto che poi – soprattutto in tour – si diventa come una grande famiglia.
In concerto, quanto sei attento ai tuoi spettatori?
Tanto, come dicevo sono convinto che un concerto sia uno spettacolo a tutti gli effetti e quando sei su un palco comunichi con le note ma anche con il corpo. La gente ti osserva e capisce subito anche da come ti poni se sei convincente oppure no. Certo, come ti poni dipende molto anche dal genere di musica che stai suonando, ma nel Pop – che considero un po’ il mio genere d’elezione – saper stare su un palco è importantissimo. Devo ammetter poi che fin da ragazzino sentivo che mi sarebbe piaciuto suonare su un grande palco davanti a tantissime persone, quindi mi piace il contatto col pubblico lo sento naturale.
Negli anni hai suonato con tantissimi gruppi e musicisti, alla fine cosa ti resta di tutte queste esperienze?
Potrei raccontarti mille aneddoti e tante preziose esperienze vissute con ognuno degli artisti che ho incontrato, di sicuro ognuna di esse ha contribuito a farmi diventare come sono oggi.
Lo stesso vale per la tua famiglia di musicisti?
Quella è una storia che meriterebbe un capitolo a sé stante. Dico solo che ho cominciato a suonare il basso per rubare il posto ad un amico dei miei fratelli e riuscire suonare insieme a loro.
Pensi mai di chiudere questo “cerchio”
Altri progetti?
I “Las Tango”: il gruppo con cui proponiamo un repertorio molto raffinato di musica Lunge, aperto a generi come il Tango e la Bossa rivisitati in chiave decisamente moderna. Un po’ sul genere Gothan Project e poi altre cose bollono in pentola, ma per ora preferisco non dire nulla per scaramanzia!
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