Così siam tutti fenomeni
Perdonateci, ma da queste parti mica l’avevamo capito che tutto il furioso dibattito politico di questi giorni (il governo delle larghe intese, il Berlusconi prepotente e via cianciando) è frutto solo di anticipazioni del libro in uscita a breve scritto da Bruno Vespa. Cioè: l’uomo di Porta a Porta durante l’estate “confessa” un tot di esponenti politici i quali, sotto l’ombrellone, gli dicono questo e quest’altro. Ora un giorno sì e l’altro anche l’ufficio stampa di Vespa distilla sapientemente qualche spigolatura presa a caso e l’intera classe dirigente di questo paese gli va appresso, anche se l’argomento ha importanza zero, e i giornali anche. Non vi sembra pazzesco? C’è la finanziaria, ci sono i conti pubblici in rosso, c’è Napoli che agonizza e quelli bisticciano sul libro di Vespa che ancora deve uscire. Ha davvero ragione Aldo Grasso: una volta la politica lottizzava la tv, adesso è la tv che fagocita la politica e le impone l’agenda.
LEGHISTA IN DUE MOSSE – Lezione numero uno: “Roma ladrona”. Lezione numero due: “Immigrati delinquenti”. Mandate a memoria queste due regole e siete pronti a governare la città di Varese per conto del Carroccio. Sono passati quasi sei mesi dalle elezioni ma il pensiero politico non si è ancora schiodato da lì. Qualunque problema occorra affrontare (i mondiali di ciclismo, l’ordine pubblico, la costruzione di un albergo, quello che volete voi), per gli uomini della Lega che stanno a Palazzo Estense la spiegazione è sempre quella: “a” oppure “b”. Così in settimana abbiamo scoperto che persino la vocazione turistica, perseguita per anni è frutto di una “decisione presa a Roma” e che i gravi problemi di ordine pubblico mica sono i 42 giovanotti varesini presi (in una botta sola) a spacciare, ma la zona delle stazioni dove bivaccano gli extracomunitari. Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi: non c’è uno straccio di idea sul futuro di questa città, tutto dà fastidio (persino l’ipotesi che il forum mondiale di Cernobbio traslochi da noi!) punto e fine. Comunisti e democristiani avevano tanti difetti e non è che siamo qui a rimpiangerli. Ma almeno, se volevi parlare anche solo a un’assemblea di sezione, dovevi aver fatto i compiti a casa, sennò non andavi oltre l’attacchinaggio dei manifesti.
LA BASE E L’ALTEZZA – Le dimissioni di Antonio Conte già candidato sindaco ulivista a Varese hanno messo in evidenza qual è la principale differenza tra destra e sinistra dalle nostre parti. Se nella Casa delle Libertà c’è un’unanime visione del mondo, una scala di valori, un idem sentire tra elettori ed eletti, nel centrosinistra questo non avviene da anni. Ermanno Montoli, Raimondo Fassa, Antonio Conte sono tutte degnissime persone ma divennero candidati in virtù di accordi di vertice calati dall’alto. Il corpo elettorale di sinistra lì matabolizzò come si metabolizza un ogm ma raramente li concepì come carne della sua carne (politicamente parlando). Risultato: perse regolarmente le elezioni, talvolta con batoste che avrebbero dovuto indurre a migliori consigli, il condominio del centrosinistra ha ripreso a non parlarsi, a non agire di conserva, ad accapigliarsi su questioni che alla base non importano un fico secco.
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