I detenuti extracomunitari superano quelli italiani ai Miogni
In occasione della festa della Polizia penitenziaria direttore e capo delle guardie tracciano un bilancio di un anno difficile in attesa del nuovo carcere
Il carcere è zeppo di clandestini e i detenuti extracomunitari hanno ormai superato gli italiani. Effetto delle leggi sull’immigrazione, tanto che i vertici del pentenziario varesino spiegano che l’integrazione con gli stranieri, dietro le sbarre, è diventato il primo problema degli operatori carcerari. «Oggi la nostra maggiore preoccupazione è creare le condizione per l’integrazione dei numerosi detenuti extracomunitari – ha detto il direttore dei Miogni Gianfranco Mongello durante la festa delle guardie carcerarie – sono molteplici i corsi per l’avvio al lavoro che sono stati portati a termine ma è la lingua uno dei maggiori problemi e il mediatore culturale è una figura alla quale si fa sempre più riferimento».
Il codice penale, ha aggiunto, non aiuta lo svuotamento delle carceri dagli extra-comunitari: «La trasformazione da reato pecuniario a reato penale della non ottemperanza al decreto di rimpatrio – ha fatto notare il direttore del carcere varesino – sta davvero aprendo le porte alle carceri per centinaia di persone immigrate e non in regola».
Temi emersi durante la festa Polizia penitenzaria di Varese che ha radunato ai Miogni autorità e stampa per tracciare un bilancio del lavoro svolto in un anno particolare che ha visto sia il sovraffollamento del carcere varesino che l’indulto approvato dal parlamento. Problemi molteplici anche per il carcere Miogni che se da un lato dovrebbe chiudere per mancanza dei requisiti minimi di sicurezza e qualità ambientale, dall’altro deve tenere fronte a situazioni legislative che non permettono di migliorare, nemmeno tremporaneamente, la situazione.
Si prova a guardare avanti nella speranza di un miglioramento delle condizioni dei carcerati varesini ma anche di chi dentro il carcere ci lavora ed è costrtto ogni giorno a fare i conti con trasferimenti dallo Stato sempre più esigui. Di questo tenore sono state le relazioni lette da Giuseppe Scisci, a capo della Polizia penitenziaria varesina, e di Gianfranco Mongello.
«La polizia penitenziaria di Varese conta 81 unità – ha detto Scisci nella sua realzione – e quest’anno ha gestito all’interno del carcere 33 eventi critici (scioperi della fame, proteste di vario genere) e ha notificato 11 reati all’interno del carcere individuando 9 persone come responsabili». Questi alcuni dei numeri snocciolati dal capo della Polizia penitenziaria, frutto di un anno di lavoro e di pazienza in un carcere in cui ormai, come si diceva, gli stranieri hanno superato il 50% del totale dei carcerati. Poco meno di mille, infine, i trasporti di detenuti. L’effetto indulto, comunque, fino ad ora ha alleviato di poco la situazione di sovraffollamento del carcere in quanto quelli usciti fino ad ora in seguito al provvedimento con 52 persone liberate sul totale dei 273 rimessi in libertà in un anno.
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