«I docenti ci hanno viziato»
Cerimonia di laurea per i pirmi 14 laureati dell'Insubria in Odontoiatria e protesi dentaria
Felici e soddisfatti. Nel giorno forse più importante della loro vita, i quattordici ormai laureati in Odontoiatria e protesi dentaria, guardano con orgoglio al loro percorso universitario e con fiducia al futuro lavorativo. Cinque anni fa, per scommessa e forse per comodità, hanno deciso di iscriversi alla nuovissima facoltà istituita presso l’ateneo varesino dell’Insubria e oggi, venerdì 10 novembre, finalmente raccolgono i frutti. Ammettono qualche problema organizzativo, ma non invidiano nulla ai colleghi di altri atenei italiani più "maturi": anzi, qualcuno si definisce addirittura coccolato.
«Direi che, pur essendo i primi, non abbiamo avuto disagi organizzativi diversi da quelli di altre facoltà» raccontano in coro Andrea Macchi, Luca Angaroni e Stefano Macchi. Eleganti probabilmente come poche altre voltre nella loro vita, ridono quasi per nulla agitati dall’imminente discussione. «Tutte le difficoltà si sono rivelate facilmente gestibili. In più, abbiamo avuto la fortuna di avere una sede stupenda fra il verde di Velate. Anche la didattica, non ha niente da invidiare a quella di altre facoltà. Scegliere questo ateneo piuttosto che un altro dipende anche dalla comodità di rimanere a Varese»
Sulla stessa linea anche Roberto Massafra, che autodefinisce se stesso e i compagni come «apripista di questa nuova facoltà. Nonostante questo, direi che le difficoltà sono state ampiamente superate. Anzi, siamo più fortunati rispetto ai colleghi di Milano: siamo pochi e quindi i docenti ci hanno seguito quasi individulamente, come è necessario in una laurea specialistica. Questo è una vantaggio che altri non hanno avuto».
«Ho voluto rischiare, e ho avuto ragione». Così Stefania Di Giorgio, racconta perchè ha scelto l’ateneo varesino. «Certamente è stata una scelta di comodità, anche se la sede di Velate, per quanto bella, non è poi così facile da raggiungere. In questi cinque anni ci siamo trovati bene: purtroppo non ho avuto modo di confrontarmi con altri studenti italini, ma sono più che soddifsatta della mia scelta».
E sicuramente lo è anche Sara Striuli, che già da da qualche anno vive, oltre che fra i libri, immersa nella realtà di uno studio dentistico. «Nell’essere i primi, ci sono sia difetti che pregi: sicuramente abbiamo dovuto aiutare anche noi nell’organizzazione del corso e gli studenti che sono venuti dopo di noi hanno avuto qualche vantaggio in più. Però, i docenti ci hanno davvero coccolato e viziato: per loro non eravamo matricole, ma volti e nomi. Rispetto ad altri studenti, ho notato che noi abbiamo avuto molte più occasioni per fare pratica grazie all’attività di tirocinio, mentre in altri atenei dopo cinque anni non hanno ancora avuto l’opportunità di fare una diagnosi da una radiografia».
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