Il Terzo Stato dice la sua
Non vi sono rivoluzioni nell'aria e non rotoleranno teste, ma medici e volontari dell'ospedale non nascondono dubbi e problemi
Dopo il clero e la nobilità titolata (ossia, fuor di metafora, politici e figure di nomina politica), agli Stati Generali della sanità varesina hanno preso la parola i rappresentanti del Terzo Stato: i medici che ogni giorno affrontano sul campo i problemi concreti, ma anche tanti volontari che con il loro lavoro rendono meno dura la realtà ospedaliera. E se fra i politici prevale la soddisfazione per le scelte effettuate, i medici e chi lavora con loro non si nascondono problemi e perplessità, pur apprezzando i nuovi spazi che il rinnovato ospedale potrà mettere a disposizione.
Dopo l’ex sindaco Giuseppe Gibilisco, che ringraziava il successore Fontana per l’idea di mettere ad uno stesso tavolo i protagonisti del settore, era un giornalista da sempre attento alla realtà sanitaria cittadina come Pierfausto Vedani a tenere banco. Per Vedani c’è un difetto di comunicazione: «Se non si dice neppure dei grandi finanziamenti in arrivo, come può poi la città accettare che si faccia eventualmente cassa sul Del Ponte?» Vedani preannuncia quello che sarà il tema di molti degli interventi, la questione dell’"ospedale dei bambini" al del Ponte, rimasto a metà dell’opera. Trasferire tutto nella nuova sede ospedaliera? Ben venga, «ma solo quando tutti i reparti ci saranno». Per venire incontro ai problemi, Vedani propone di partire dalla tradizione solidale della città, anche da piccole cose: adotta un letto, sostieni cinque infermieri…
Enzo Cazzaniga, sostenuto dagli esponenti di varie associazioni, ha rilanciato la proposta di creare per l’ospedale un hospice dedicato ai malati terminali: «Non si può dire a un malato in ospedale "qui non c’è più posto per te", creare l’hospice è combattere la battaglia contro il dolore e la paura». E così, a seguire, anche altre proposte per la creazione di un reparto dedicato ai pazienti in coma o stato vegetativo, che non possono certo essere scaricati sulle famiglie o su altre strutture. È stato osservato che in una società che invecchia da un lato e ha una forte immigrazione dall’altro, poili pediatrici e geriatrici restano presidi fodnamentali. Per quanto attiene al tema della pediatria, più di uno dei medici intervenuti ha espresso qualche timore di fronte alla prospettiva incerta di un trasferimento nella nuova sede (dopo che nel 1985 la pediatria era stata concentrata al del Ponte), ricordando con qualche amarezza le promesse di qualche anno fa di creare al Del Ponte un vero polo d’eccellenza, rimaste in parte disattese. I problemi sono tanti, tanti quanti i bambini (1500 l’anno, ricordava Emanuela Crivellaro) che finiscono sparpagliati per i reparti adulti per carenza di posti. Per tacere di mamme e neonati "girati" qua e là.
Tempo e risorse disponibili sono gli ostacoli alla soluzione rapida di ogni problema, osserva Enrico Guffanti, primario di chirurgia all’ospedale di circolo. Di certo, conferma come altri prima e dopo di lui, occorre fra le altre cose migliorare il collegamento fra i due ospedali, ad esempio basterebbe una corsia preferenziale, visto che fin troppo spesso si deve correre per i 500 metri fra le due strutture, come è stato fatto notare, ad esempio per recuperare un flacone di sangue o trasportare un paziente. C’è chi, come il professor Francesco Bolis, direttore del dipartimento materno-infantile, trova prematura l’ipotesi di trasferimento al nuovo ospedale: «Se ci fanno un monoblocco apposito per noi, va bene; altrimenti restiamo dove siamo. Per ora abbiamo due piani liberi, perchè non impiegarli per i bambini che devono essere operati?» Problemi in serie, ma la qualità del servizio c’è, ricorda il dottor Massimo Agosti: «La nostra mortalità neonatale è fra le più basse al mondo, nonostante tutto. Semmai resta il problema dell’urgenza chirurgica in pediatria». Stesso discorso anche dall’urologo e dal neuropsichiatra infantile (quest’ultima in parte in funzione a Velate, che sarà chiusa): reparti d’eccellenza ma con spazi e strutture organizzati in modo non sempre logico o funzionale.
Il punto finale lo mette Carmine Lo Giudice: «Il nuovo ospedale va bene, per carità, investimenti finanziari e tecnologici se ne sono fatti, ma ci si è dimenticati di modernizzare le risorse umane, dai modelli di cura a tutto quanto ruota intorno all’attività professionale. Il cittadino, però, dall’ospedale vuole attenzione, risposte sollecite, e liste d’attesa più corte. Se il nuovo ospedale non sarà in grado di dare questo, avrà fallito il suo scopo».
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
mike su La neve in montagna continua a sciogliersi. Contro la siccità si aspetta la pioggia
Felice su La festa "techno" nei boschi di Lonate Ceppino causa proteste
Rolo su Pullman in sosta con i motori accesi, la segnalazione e la risposta di Autolinee Varesine
lenny54 su "C'è del dolo nelle modifiche al Superbonus"
Felice su Architetti, geometri, ingegneri e costruttori all'unisono: "Da Super Bonus a Super Malus"
Felice su Dentro la loggia del Battistero di San Giovanni a Varese restituita alla città





Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.