Le imprese hanno fame di scienziati
Quattro ore di dibattito sul futuro del paese che è nella mani dei giovani. Mondo del lavoro e docenti d'accordo: «Per eccellere ci vuole un sogno»
L’Italia dei poeti e navigatori deve voltar pagina. Nel futuro, il nostro paese dovrà essere ricordato per gli scienziati, gli ingegneri, i tecnici.
La XIII edizione dell’Orientagiovani, la cui giornata nazionale si è svolta proprio al teatro Apollonio di Varese, ha rivelato una verità incontrovertibile: la sfida di domani si vince passando dalla conoscenza e dalla formazione soprattutto in campo tecnologico.
Per i 1200 studenti seduti in platea la mattinata è stata indubbiamente ricca di sollecitazioni e spunti: non una parata di star ma contenuti di qualità.
I ministri Damiano e Fioroni, così il campione di motociclismo Capirossi sono stati presenti in videoconferenza, sul palcoscenico alcuni illustri esponenti del mondo del lavoro, alcuni studenti e rappresentanti del mondo accademico, come il vicedirettore della Nornale di Pisa Beltram, il direttore del Dipartimento di Fisica all’università di Udine Michelini, il docente di matematica all’ateneo torinese Odifreddi, il professore di scienze naturali all’ateneo di Urbino Valitutti.
Da ogni relatore è giunta la sollecitazione a non svilire il campo delle materie matematiche pure, che sono, invece, la base per costruirsi percorsi di innovazione in campo tecnologico: «Mi preoccupano i corsi di laurea dai nomi altisonanti che, però, non hanno consistenza – ha commentato Piergiorgio Odifreddi – Scienziato si diventa con un percorso formativo classico, che dia basi solide. Se si saltano dei livelli di crescita non si possono raggiungere i risultati sperati, rimanendo imbrigliati in una preparazione parziale».
Tecnologia, fisica, matematica sono le competenze che maggiormente ricercano le aziende: «La maggior parte dei laureati viene assorbito dal settore industriale – ha spiegato Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea – tutti i laureati in materie scientifiche si dicono soddisfatti della scelta effettuata. Purtroppo nel nostro paese scontiamo ancora un po’ la ritrosia delle piccole medie imprese ad investire su un capitale umano così qualificato». Una critica che non è sfuggita alla conduttrice della giornata Sveva Sagramola che ha indirizzato il commento direttamente a Matteo Colaninno: «In azienda c’è bisogno di tutti – ha risposto il Presidente dei Giovani Imprenditori – ognuno con diverso grado di responsabilità è impegnato nella grande organizzazione. Ci vuole comunque la passione e la determinanzione di tutti. Ciascuno di voi deve guardarsi allo specchio per capire in quale tassello vuole inserirsi. Il bagaglio professionale è personale, una ricchezza del singolo che viene messa a disposizione di un’idea e di una passione».
«Spesso si sente dire che i lavoratori sono precari – rileva Giuseppe Orsi, Chef Executive di Agusta Westland – ma anche le aziende sono precarie in quanto devono investire in personale che può rendere più ricco o più povero il contesto in base alle proprie capacità, agli strumenti che possiede»
Passione, amore, determinazione e coraggio sono stati gli altri temi forti della manifestazione: «Noi siamo qui non per fare retorica o buonismo – ha aggiunto Colaninno – ma perchè la sfida del futuro si vince solo se si avranno tante teste pensanti che penseranno prima e meglio degli altri» (ascolta l’audio di Colaninno).
«Il domani si gioca sulla sfide che saranno più belle quanto più saranno complicate – aggiunge Andrea Moltrasio, presidente del Comitato Tecnico Europa – la tecnologia impone modelli sempre più piccoli o sempre più grandi, sempre più puliti e veloci, sempre più intelligenti e accattivanti».
L’idea, quindi, è che la scienza deve tornare ad avere un ruolo centrale nella vita di ogni singola persona, lavoratore o studente che sia: «Noi assumiamo in media 50 laureati all’anno – rivela Paolo Perino, amministratore delegato di BTicino – di questi almeno il 35% è ingegnere. Il futuro, per noi, non è più solo la luce, ma dall’accensione della luce stiamo mettendo a punto sistemi che migliorino la vivibilità generale degli ambienti. Per far questo cerchiamo anche di ricercare il design. Noi investiamo il 5% del fatturato in ricerca e sviluppo, collaborando con gli atenei italiani, dal Politecnico all’Accademia di design».
Guarda la videointervista a Paolo Perino
Tra gli ospiti d’onore sul palco dell’Orientagiovani non poteva mancare la Liuc, l’ateneo che ha raggiunto il quindicesimo anno di attività, e che da sempre coniuga formazione e lavoro, plasmando la propria offerta formativa in base alle sollecitazioni che vengono dal mondo delle imprese: «Le nostre tre facoltà sono state pensate perchè si intersechino tra loro – spiega Paolo Lamberti, presidente della Liuc – così economia ha un’attenzione alle tematiche tecniche e tecnologiche, ingegneria gestionale studia i processi economici, giurisprudenza è incentrata sulle tematiche che emergono nella quotidianità del mondo del levoro».
Una sfida attraente che però ha bisogno di attaccamento, passione, determinazione: «Non crediate che gli scienziati siano extraterrestri – dice Andrea Pontremoli, amministratore delegato di IBM – io quando ero giovane mi sono comprato uno stereo e ho iniziato a fare il dj. Ancora adesso, il sabato sera mi piace fare questa esperienza. Oggi, essere scienziati vuol dire, comunque, innamorarsi di un sogno, mettere passione in tutto quello che si fa, perchè è il proprio desiderio. Ognuno di voi deve cercare sé stesso e seguire un sogno».
Loris Capirossi dal maxischermo rilancia l’importanza della scienza: «La moto è frutto di studi di fisica e matematica. Senza questa ricerca oggi non saremmo al posto in cui siamo.Lo studio è continuo, per migliorare, per risolvere i problemi, le sfide si affrontano con basi solide».
Basi solide che l’università italiana è attualmente in grado di fornire: «Il 25% dei nostri addetti arriva dalla facoltà di ingegneria – ricorda Carmelo Cosentino , amministratore delegato di AleniaAermacchi – sicuramente il personale che entra è formato e motivato al punto da sostenere il grande sviluppo tecnologico che la nostra azienda realizza grazie anche agli investimenti nella ricerca che rasentano il 25% del fatturato» (Ascolta l’audiointervista a Carmelo Cosentino)
Messaggio unico e incontrovertibile, dunque, l’Italia ha bisogno di personale preparato in campo tecnologico. Le figure necessarie sono diverse: il tecnico, così come il lavoratore con qualifica o il laureato: «Il nostro paese oggi è in una situazione di sofferenza sul fronte della preparazione scientifica – ha commentato in videoconferenza il Ministro del lavoro Cesare Damiano – Dobbiamo fare un investimento che ha forti valenze anche culturali».
«Oggi stiamo progettando una nuova formazione – ha commentato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni, anche lui in videoconferenza – stiamo alzando l’obbligo a 16 anni. Solo allargando la base della formazione si può ragionare in termini di competenza. Non è più pensabile entrare nel mondo del lavoro senza un titolo: le basi sono necessarie perchè serviranno per tutta la vita. Si deve acquistare un metodo di studio che dia le garanzie di uno sviluppo della propria professionalità. Gli istituti tecnici
hanno fatto grande il nostro paese : a loro va riconosciuto il grande ruolo per affrontare le sfide del domani. Dobbiamo impegnarci perchè si realizzi l’alta specializzazione professionale, per dare l’opportunità di dotarsi di ulteriori specifici strumenti dopo il diploma senza intraprendere un percorso universitario. C’è, comunque, bisogno anche del contributo delle imprese: oggi il 40% deglia assunti in azienda ha solo la licenza di terza media».
E nell’insegna dell’innovazione, il presidente degli industriali Luca Cordero di Montezemolo ha premiato tre diverse esperienze : la Liuc, la Vibram e l’IBM.
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