“Nella città giusta siamo tutti normali”
Ecco il racconto di Silvia, studentessa del liceo di Gallarate che ha partecipato al progetto "Senza barriere"
Una delle studentesse che hanno vissuto la ricca esperienza del progetto "Senza barriere", dei licei del viale dei Tigli, ha provato a racchiudere le sue opinioni in questo racconto, che vi riportiamo fedelmente.
Nella città giusta siamo tutti normali
C’era una volta un paese abitato interamente da persone che non potevano camminare. Vi sembrerà strano, ma costoro erano totalmente indipendenti e non avevano bisogno di niente e di nessuno per condurre una vita normale.
Per spostarsi da un luogo all’altro utilizzavano sedie a rotelle, non esistevano scale e barriere architettoniche e tutto era costruito in modo che non ci fossero ostacoli.
Per la verità, nel paese viveva anche una ristretta minoranza composta dagli "Spilungoni", come venivano chiamati dai più. Essi, al contrario di tutti, avevano l’utilizzo delle gambe, grazie alle quali erano in grado di correre velocemente, saltare e compiere molte altre azioni che in quel luogo erano considerate insolite.
Ovviamente non tutti vedevano di buon occhio gli Spilungoni. Questi ultimi sembravano davvero molto diversi dagli altri, tanto che generavano curiosità, diffidenza e disagio.
Poiché tutto in quel paese era costruito su misura per persone non alte, gli Spilungoni dovevano continuamente chinarsi per ogni azione e soffrivano spesso di mal di schiena; sui mezzi pubblici e nei locali avevano piccole zone riservate a persone della loro statura oppure dovevano stare piegati in posizioni molto scomode.
Solo i cinema e i teatri più nuovi avevano accessi riservati e poltrone adeguate, mentre in quelli più vecchi non potevano entrare.
Molto frequentemente, quando uno Spilungone si aggirava per le strade del paese, veniva letteralmente "tempestato" da sguardi da parte delle persone normali: vi era chi lo guardava con agitazione, quasi paura, e si affrettava ad allontanarsi da lui; chi sembrava provare compassione ed assumeva un’espressione che significava: "Meno male che non è capitato a me!"; chi non riusciva a distogliere lo sguardo da quelle gambe, così insolitamente forti ed in grado di muoversi, tanto che facevano impressione; chi, infine, si mostrava totalmente indifferente, perché ormai aveva imparato a considerare quel "tipo" di persone come normali, una parte integrante della loro società, solo con qualche difficoltà in più.
Svariati, inoltre, potevano essere i comportamenti esibiti nei confronti degli Spilungoni. In relazione allo sguardo che ostentavano, la gente comune era solita offrire loro un aiuto quando, per esempio, uno Spilungone inciampava nelle sue stesse gambe e cadeva o poiché semplicemente si pensava che essi non potessero muoversi da soli come tutti.
La reazione dello Spilungone, naturalmente, poteva essere altrettanto varia: se accettava l’aiuto, era perché ne aveva concretamente bisogno; se rifiutava, probabilmente si sentiva offeso, dal momento che non voleva essere considerato diverso oppure perché non trovava un valido motivo per accettare il favore.
Purtroppo, non tutti erano gentili e ben disposti nei confronti degli Spilungoni.
Molti non riuscivano ad accettare la loro "piccola" diversità rispetto alla massa e, per questo motivo, li consideravano anormali.
Quando li trovavano in difficoltà, temendo di fare qualcosa di sbagliato, di non essere in grado di dare un aiuto o credendo di avere faccende più importanti da sbrigare, li ignoravano, negando così il loro soccorso. Altri, credendo sempre di essere utili si lanciavano al soccorso anche quando non era necessario e generavano situazioni imbarazzanti.
Altri ancora, molto stupidi, avevano la pessima abitudine di prenderli in giro e di usare il termine "Spilungone" come insulto…
C’era una volta (e, anzi, esiste ancora!) un mondo abitato da persone che sono in grado di camminare.
Essi prendono il nome di Normaloidi.
Sono totalmente indipendenti, per spostarsi da un luogo all’altro camminano con le loro gambe, salgono le scale e superano senza pensarci molte barriere architettoniche, che ovviamente esistono, dal momento che tutto è costruito su loro misura.
Per la verità, in questo mondo vive anche una minoranza, composta da persone "Disabili", come vengono chiamati dai più. Essi, al contrario di tutti, non hanno l’utilizzo delle gambe, per cui devono usare sedie a rotelle ed hanno accesso ai soli luoghi privi di barriere architettoniche.
Poiché tutto in questo paese è costruito su misura per persone piuttosto alte, le persone Disabili devono spesso chiedere aiuto agli altri per poter raggiungere oggetti e tasti posti ad una quota troppo elebata; sui mezzi pubblici e nei locali hanno piccole zone riservate a loro oppure possono accedervi.
Solo i cinema ed i teatri più nuovi hanno accessi riservati e zone dove sostare, mentre in quelli più vecchi non possono entrare.
Molti Normaloidi non vedono di buon occhio le persone Disabili. Questi ultimi talvolta sembrano davvero molto diversi dagli altri, tanto che moltissimi Normaloidi sono diffidienti e si sentono spesso a disagio con loro.
Molto frequentemente, quando una persona Disabile si aggira per le strade viene letteralmente "tempestato" da sguardi da parte dei Normaloidi: c’è chi lo guarda con agitazione, quasi paura, e si affretta ad allontanarsi da lui; chi sembra provare compassione ed assume un’espressione che significa "meno male che non è capitato a me!"; chi non riesce a distogliere lo sguardo da quelle gambe immobili e dalle ruote della sedia, tanto gli fanno impressione; c’è anche chi, infine, si mostra totalmente indifferente, perchè ormai ha imparato a considerare quel "tipo" di persone come normali, una parte integrante della loro società.
Svariati, inoltre possono essere i comportamenti che un Normaloide esibisce nei confronti delle persone Disabili.
In relazione allo sguardo che ostentano, la gente comune è solita offrire loro un aiuto, quando, per esempio, le ruote di una sedia a rotelle hanno qualche problema o poiché semplicemente i Normaloidi pensano che essi non possano muoversi da soli come tutti.
La reazione del Disabile, naturalmente, può essere altrettanto varia: se accetta l’aiuto, è perché ne ha concretamente bisogno; se rifiuta, probabilmente si sente offeso, dal momento che non vuole essere considerato diverso oppure perché non trova un valido motivo per accettare il favore.
Purtroppo non tutti i Normaloidi sono gentili e ben disposti nei confronti dei Disabili. Molti non riescono ad accettare la loro "piccola" diversità rispetto alla massa e, per questo motivo, li considerano anormali. Quando li trovano in difficoltà, temendo di fare qualcosa di sbagliato, di non essere in grado di dare un aiuto o pensando di avere faccende più importanti da sbrigare, li ignorano, negando loro il soccorso. Altri ancora, molto stupidi, hanno la pessima abitudine di prenderli in giro e di usare il termine "Handicappato" come insulto…
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