Perché non c’era una barca adatta per affrontare l’emergenza?
Ferdinando Mattei, capo squadra esperto dei Vigili del Fuoco, risponde alle accuse sul ritardo dei soccorsi e ripropone la questione della mancanza di risorse nei casi di emergenza
Buongiorno,
Vi scrive Ferdinando Mattei Capo Squadra Esperto del Comando provinciale VVF di Varese nonchè dirigente provinciale della RdB(Rappresentanze di Base) Vigili del Fuoco.
Mi informano che certa stampa ha supposto come al solito ritardo soccorsi. A questi personaggi dico che di fare giornalismo come lo fanno loro sono capace anch’io, vorrei vedere loro nei panni di soccorritori.
La tragica sventura che ha colpito la famiglia Visintini per come si è svolta avrebbe potuto avere esito differente, forse, solo in presenza dell’eroe di turno o avendo nelle immediate vicinanze un’imbarcazione capace di sostenere le condizioni critiche che il lago aveva insolitamente raggiunto in quel momento.
Ci conforta invece leggere la testimonianza del Sig. Davide Rovera che solleva il dubbio "perchè non esistono imbarcazioni pronte al soccorso ormeggiate direttamente sul lago?" e questo è un buon spunto per la nostra denuncia. Come è possibile pensare di poter offrire un apparato di soccorso di tale livello, quando i politici romani hanno di fatto mantenuto la gestione del Corpo Nazionale VVF presso il Ministero dell’Interno anzichè lasciarlo transitare nella Protezione Civile come l’intelligenza avrebbe voluto? La nostra categoria che mi piace definire "la più amata dagli italiani" è stata affondata da tale gestione improntata al consueto bieco assintenzialismo e dai tagli al bilancio susseguitisi negli anni. Siamo pochi e mal pagati, senza tutele sanitarie e previdenziali. Si sappia, ad esempio, che non abbiamo neppure riconosciuto il "lavoro usurante" a differenza del ballerini classici per citare ancora un esempio.
Non è solo una questione di attrezzature sulle quali si potrebbe aprire un capitolo a parte, la carenza tremenda è quella delle risorse umane. Servono uomini in quantità e di qualità, la provincia varesina è servita da un organico composto da non residenti per circa l’ottanta percento con tutto quel che ne consegue. La parola impronunciabile che io pronuncio facendomene carico è assenteismo, una piaga vergognosa di tutta la PA. Il Comando di Varese è una nuova Capannelle (la scuola romana dei pompieri) dalla quale transitano con un turnover pesante i neoassunti tra i quali vi sono autisti patentati che giungono dalla scuola romana senza aver mai visto un camion sebbene abbiano seguito mesi di formazione, con quel che ne consegue incidenti inclusi.
L’anno scorso è stato firmato un documento congiunto tra il Direttore regionale, tutti i Comandanti provinciali lombardi e le rappresentanze sindacali, chiedendo l’assunzione immediata di tutti i precari locali. Tutti ragazzi già formati che conoscono il lavoro, che aspirano a fare questo lavoro e che conoscono il territorio con le sue problematiche. È stata una promessa elettorale di Prodi, vediamo che succede. Allo stato dell’arte è fantascientifico pensare di avere squadre d’intervento ottimizzate in questo senso, sempre che la conoscenza del territorio sia ancora da considerarsi un requisito fondamentale del soccorritore.
Il precedente governo ha, per mano del sottosegretario On. Balocchi (Lega Nord), trasferito immediatamente e per decreto i Vigili del Fuoco delle isole sulle isole. Pompieri del territorio sul territorio com’è giusto e logico che sia. Non ha avuto però la stessa attenzione nei confronti dei suoi elettori. Ma non solo, metà dell’organico provinciale è asservito agli interessi dell’aviazione civile e piuttosto che declassare Malpensa si dirotta il personale all’aeroporto chiudendo i distaccamenti cittadini con buona pace del soccorso tecnico urgente alla popolazione contribuente.
Grazie per l’attenzione, cordialità.
Ferdinando Mattei RdB
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