«Puntiamo su internet per dar voce ai lettori e battere la crisi»

Il direttore de "il manifesto" Gabriele Polo, ieri al Salone estense ospite della Cgil: «Manca pluralismo e il giornale è ormai un mezzo per promuovere altro»

Crisi dell’editoria sicuramente, ma anche crisi della sinistra e della società in generale. In nessun altro caso, come in quello del quotidiano “il manifesto”, si intrecciano vicende politiche e questioni economiche, problemi culturali e analisi di mercato. Il Manifesto, tanto per cambiare, sta vivendo una profonda crisi economica, ma secondo il direttore Gabriele Polo si tratta solo dell’aspetto formale della vicenda. «Il debito c’è ed è pesante, ma il nostro giornale è soprattutto una comunità di lettori questo ci ha permesso di raccogliere parecchi soldi tramite le sottoscrizioni. Il vero problema – spiega – è la crisi della carta stampata, perché in Italia si vende lo stesso numero di giornali che si vendeva nel 1860»

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Su questo tema, Polo ha discusso ieri sera al Salone estense assieme ad alcuni giornalisti delle testate locali varesine, in un dibattito promosso dalla Cgil e dagli “amici de il manifesto” . Erano infatti presenti Marco Giovannelli, direttore di Varese News, Saverio Cerè della Prealpina, Andrea Giacometti del Luce, e Vittorio Colombo, caporedattore de “La Provincia di Varese”. All’incontro – coordinato dalla segretaria della Cgil provinciale, Ivana Brunato – c’erano quasi un centinaio di persone, tra cui numerosi esponenti di spicco della vita culturale varesina, da Mauro Della Porta Raffo a Claudio Benzoni e Ombretta Diaferia. 

Secondo il direttore del manifesto, i giornali sono in crisi perché c’è stato un abbassamento generale del livello del giornalismo italiano. «Ormai è sempre più raro trovare delle analisi e delle riflessioni serie – afferma Polo – le testate sono sempre più omologate e il giornale diventa un mezzo per promuovere altro, dalla videocassetta al prosciutto, com’è accaduto una volta in Spagna». Manca la forza e la capacità di rendersi autonomi dai centri di potere, dalle famose stanze dei bottoni, manca quindi un vero pluralismo dell’informazione, che è poi l’essenza della democrazia. «Autonomia del giornale vuol dire poter scegliere la scaletta delle notizie – spiega il direttore del quotidiano comunista – significa non dover dipendere dalle Ansa, dar voce a chi solitamente non ne ha».
Nella crisi del giornalismo si inserisce poi quella dell’editoria, ormai quasi priva di editori puri e costretta a fare i conti con grandi gruppi commerciali che hanno il loro “core business” altrove. «E’ più di un anno che i giornalisti stanno lottando per il rinnovo del contratto, rinnovo che non avverrà mai. Il fatto è che la tanto invocata flessibilità è ormai entrata anche nelle redazioni – accusa Polo – ci sono giovani giornalisti che scrivono pezzi per quattro euro e l’ordine dei giornalisti, che secondo me andrebbe abolito, non è in grado di intervenire». 

Per contrastare questi evidenti segnali di crisi, del giornalismo e dell’editoria, “il manifesto” ha deciso di compiere un importante salto di qualità, rifugiandosi in quello che – Beppe Grillo docet – è ormai uno dei pochi angoli di libertà e partecipazione rimasti. Il quotidiano comunista sbarcherà su internet, e lo farà – com’è sempre stato nel suo stile – in maniera profondoamente diversa rispetto alle tradizionali testate nazionali. «Apriremo uno spazio per i lettori che non sarà un semplice forum – spiega sempre il direttore – l’interagire tra il giornale e il mondo esterno sarà così forte che i lettori potranno scrivere direttamente le notizie, raccontarci quel che accade sotto casa loro. Non ci importa della forma giornalistica, del rischio strafalcioni negli articoli, quello che conta in questa fase è la comunicazione, creare una rete di partecipazione e discussione. E poi magari, su duecento persone, dieci sono anche brave e diventano dei buoni giornalisti».

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Pubblicato il 09 Novembre 2006
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