Tanta illuminazione non è solo questione di sprechi

Gli Amici della terra propongono l'adozione di un piano urbano della luce

In questi ultimi giorni stiamo assistendo al fiorire di polemiche in ambito cittadino per  i consumi dissennati di energia elettrica (o almeno dipinti tali) dell’amministrazione comunale  di Varese.

Il dottor Daniele Zanzi ha invece posto un problema assolutamente condivisibile, quello che l’amministrazione comunale di Varese utilizzi la luce esterna necessaria a  valorizzare il proprio immesso patrimonio culturale, ambientale e naturalistico ad incominciare dagli alberi.

Condividiamo la proposta e siamo a rielabolarla nella complessità del dettato della  legge regionale in materia.

Gli impianti di illuminazione vengono generalmente realizzati a fronte di disponibilità economiche non preventivate o di eventi contingenti. Pertanto, l’illuminazione cittadina non viene progettata in armonia con il territorio nella sua complessità e articolazione. Il piano regolatore dell’illuminazione comunale (PRIC) o piano urbano della luce (PUL) è lo strumento per fare dell’illuminazione artificiale un servizio efficace e completo e uno strumento di riqualificazione urbana. In particolare, il PUL è uno strumento multidisciplinare che implica aspetti funzionali di natura tecnica (sicurezza stradale) con aspetti ambientali (risparmio energetico e riduzione dell’inquinamento luminoso) e architettonici. A livello nazionale, non esistono leggi dedicate ai piani della luce, ma solo linee guida e documenti tecnici relativi agli impianti di illuminazione in genere. Le norme tecniche supportano l’azione di progettisti e installatori nella scelta degli impianti di illuminazione idonei.

Il piano urbano della luce (PUL) ha lo scopo di armonizzare l’illuminazione con la crescita e le trasformazioni dell’organismo urbano, in un’ottica generale di ottimizzazione degli interventi presenti e futuri, evitando le realizzazioni frazionate ed episodiche con conseguenti sprechi di risorse pubbliche. Gli impianti di illuminazione del territorio urbano, costituiscono certamente il nuovo mezzo di pianificazione in grado di integrare gli altri strumenti predisposti per assicurare uno sviluppo coerente del tessuto urbano, come il piano regolatore generale, il piano particolareggiato e i piani di recupero, il piano urbano del traffico, quello del rumore il piano energetico e quello del colore, che serve a garantire i massimi livelli di compatibilità e di coerenza formale delle colorazioni e dei rapporti cromatici negli interventi edilizi, nonché per assicurare un’efficace azione procedurale degli interventi che verranno effettuati nei diversi ambiti urbani.

I piani urbani della  luce, che hanno iniziato a diffondersi in Italia da una decina d’anni, integrano aspetti funzionali di natura tecnica (sicurezza stradale), con aspetti ambientali (risparmio energetico e riduzione dell’inquinamento luminoso) e architettonici e possono costituire un efficace strumento di riqualificazione urbana soprattutto per le città d’arte, per tutti i centri abitati a forte vocazione e turistica e, più in generale, per tutte le città che vogliono dotarsi di un’immagine notturna riconoscibile.

Un PUL si compone di: 

– una parte analitica, che ha lo scopo di definire lo stato di fatto dell’illuminazione esistente, per mettere a disposizione un quadro di generale che permetta di individuare le priorità di intervento;

– una parte propositiva e progettuale, che individua nel tessuto urbano, le aree che si ritengono omogenee sotto il profilo tecnico, osservando le destinazioni d’uso degli spazi urbani e la loro identità  sotto il punto di vista sociale, culturale, economico, storico,……; 

– una parte gestionale, che individua come prioritaria la ricerca di soluzioni progettuali e tecnologiche idonee a ridurre al minimo l’incidenza dei consumi energetici, pur perseguendo la qualità illuminotecnica garantita dal rispetto dei requisiti definiti nella parte progettuale. Non infrequente è il caso di vecchi impianti che richiedono cospicue spese per il mantenimento di modesti gradi di efficienza.

Un PUL progettato accuratamente dota la città di scenari notturni urbani più fruibili, funzionali e suggestivi e riqualifica l’ambiente urbano in punti di aggregazione. Attraverso il PUL, illuminazione notturna può svolgere un ruolo di primaria importanza nello sviluppo armonico della città, individuando nella luce, ad esempio, perfino uno strumento di orientamento e di individuazione di trame, attraverso la caratterizzazione di diverse tipologie di strade o di percorsi ( valgano per tutti le direttrici verso il centro città) anche con l’impiego di sorgenti con caratteristiche cromatiche diverse.

L’inquinamento luminoso, ovvero la diffusione della luce oltre la linea dell’orizzonte, assieme al costante aumento dell’illuminazione all’aperto, ha avuto un incremento esponenziale negli ultimi 30-40 anni, in tutta Europa. Considerazioni di carattere economico, sociale, culturale oltre che ambientale, hanno portato all’introduzione a livello nazionale di piani, variamente definiti, per il controllo dello sviluppo dell’illuminazione nei contesti urbani. 

A livello nazionale, attualmente non esistono leggi dedicate ai piani della luce, ma solo linee guida e norme relative agli impianti di illuminazione in genere.

A livello regionale sono state, invece, varate leggi che rendono obbligatoria la stesura e l’adozione da parte dei comuni di questo nuovo strumento regolatore delle infrastrutture presenti sul territorio. In Lombardia, ad esempio, da quando è entrata in vigore la legge numero 17/2000, molti comuni hanno realizzato il proprio piano della luce, ma, come tutti gli strumenti di recente acquisizione, l’utilità e il valore aggiunto conferito dalla disponibilità o meno del suddetto non si sono sempre dimostrati chiari.

A stretto contatto dei riferimenti legislativi in materia di illuminazione lavorarano le norme tecniche, che, tra l’altro sono state oggetto di recente aggiornamento a livello sia nazionale sia europeo. 

Le valutazioni dell’adeguatezza di un piano di illuminazione dovrebbe così fondarsi, da un lato su di una analisi costi / benefici estesa ad un periodo di tempo sufficientemente lungo e non semplicemente basata su criteri di " cassa " immediati, dall’altro, su esigenze espresse e implicite del tessuto urbano e della popolazione.

Sotto profilo finanziario, non deve essere escluso il ricorso ad uno dei tanti strumenti che si stanno delineando per il sostegno di opere dedicate al risparmio energetico, in particolare, e allo sviluppo sostenibile, in generale.

L’introduzione di nuove norme tecniche e di legge in materia di illuminazione all’esterno si potrebbe tradurre in riferimenti più chiari ed esaustivi, per società di progettazione/consulenza, costruttori e installatori, nonché per la committenza pubblica e privata.

L’incremento dei costi dell’energia assieme all’attenzione per gli aspetti ambientali e di sicurezza, registrati negli ultimi anni e previsti per il futuro, confermano la necessità di affrontare la progettazione anche dei sistemi di illuminazione esterna in modo integrato con una prospettiva temporale che deve necessariamente essere lungimirante. 

Le risorse dell’amministrazioni dedicate ai servizi come l’illuminazione pubblica, potranno essere ottimizzate più efficacemente, con conseguenze anche sul patrimonio e sul conto economico. 

Gli investimenti, pubblici o privati, potranno supportare, di concerto con le esigenze pubbliche e sociali, lo sviluppo e la valorizzazione del patrimonio culturale ed edilizio nazionale in un contesto sostenibile e normato. Alla trasparenza del disegno normativo su questo punto si contrappone un’oggettiva difficoltà dell’attuazione di queste opportunità. Un problema rilevante, ad esempio, sarà dato dalla capacità o meno della controparte del mercato, di valutare i vantaggi che i nuovi riferimenti comportano. Decidere a chi  affidare la redazione del piano e i contenuti dello stesso non è sempre semplice. La legge si riferisce ad un tecnico del settore abilitato, al quale sono, di fatto, richieste competenze molto diversificate e specialistiche, come quelle: 

– illuminotecniche; 

– impiantistiche, per il dimensionamento dell’impianto di alimentazione; 

– tecniche di prodotto, per garantire che la tecnologia sia scelta correttamente tra le offerte presenti sul mercato; 

-tipiche della sfera socio/culturale, per interpretare al meglio, usi e costumi tipici e diversificati delle città italiane; 

-storico artistiche per intervenire sul patrimonio edilizio, spesso di origine medievale. 

Un gruppo di professionisti o una società di ingegneria – e non una singola persona – può rispondere a questa esigenza. La nascita di nuove figure professionali, come ad esempio quella del lighting designer, il professionista della luce, potrebbe consentire ai committenti di risolvere il problema del coordinamento delle diverse competenze; in particolare, tale soggetto, potrebbe divenire la figura più accreditata in questo settore, anche se priva di una vera e propria qualifica professionale. 

In questo particolare, ma potenzialmente ampio ed estremamente capillare, mercato, la competitività delle imprese o dei professionisti non sarà più legata alla sola capacità imprenditoriale, ma alla qualità delle risorse umane, alla disponibilità di capitali e alla organizzazione dell’azienda.

La flessibilità di strumenti sollecita l’attenzione del professionista/progettista, che può proporre all’amministrazione e al committente privato una vasta casistica di soluzioni, e stimola la ricerca di nuovi business model, fornendo tanto a progettisti quanto a installatori maggiori opportunità. 

I danni causati alla collettività da una poco attenta gestione degli impianti di illuminazione esterni, comportano rischi di diverso tipo quali: 

  impatto ambientale, frazione del flusso luminoso sopra la linea d’orizzonte, oltre al consumo di fonti energetiche non rinnovabili; 

– perdite economiche; 

– mancata valorizzazione del patrimonio culturale; 

– perdita inaccettabile di servizi pubblici importanti; 

– sotto il profilo della sicurezza, perdita di vite umane.

 

il presidente

Arturo Bortoluzzi

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Pubblicato il 06 Novembre 2006
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